Proteste
In manette 21 spacciatori di cocaina
Stroncato un giro da 300.000 euro al mese. I profitti dovevano essere riciclati acquistando negozi e locali notturni
PISTOIA. Un giro d’affari stimato attorno ai 300.000 euro al mese. Soldi sporchi, per ripulire i quali i trafficanti avevano già in mente un progetto: investirli per acquistare esercizi commerciali e locali notturni. Un po’ come fanno da anni le ben più famigerate organizzazioni mafiose. E dalla mafia siciliana avevano preso in prestito anche un’altra caratteristica, dando vita a una sorta di mutuo soccorso attraverso il quale pagavano le spese legali ai membri della banda che finivano via via in galera o sotto processo.
A mettere fine all’imponente giro di spaccio di cocaina - che dalla nostra provincia aveva ramificazioni anche in quelle di Prato, Lucca, Firenze e Siena – ci hanno pensato gli investigatori del Norm della Compagnia carabinieri di Pistoia. Sono state 21 le ordinanze di custodia cautelare che all’alba di ieri i militari dell’Arma (130 uomini in tutto) hanno eseguito, procedendo anche a due arresti in flagranza nel corso delle perquisizioni domiciliari scattate nei confronti delle 44 persone complessivamente indagate.
I trafficanti. La rete di spaccio sgominata dai militari dell’aliquota operativa del Norm era suddivisa in tre settori. Al vertice, gli albanesi, tra cui anche alcuni piccoli vivaisti pistoiesi, operai che nei vivai ci lavoravano e perfino un commerciante 24enne, Amarildo Xhanej, titolare di un negozio di frutta e verdura a Montale, che fu arrestato con un chilo di cocaina nel novembre scorso insieme alla fidanzata. Gli albanesi, secondo i militari, si occupavano di rifornire i piccoli spacciatori sul territorio e di importare direttamente dall’Albania la do. Poi, una serie di piccoli spacciatori magrebini, a cui era affidata la piazza della provincia di Prato. E ancora, un altro gruppo di piccoli spacciatori, sia albanesi che italiani (questi ultimi consumatori che vendevano la droga per pagarsi le dosi personali) che smerciavano la cocaina nelle province di Pistoia, Lucca, Firenze e Siena.
Nel corso delle indagini, sono state 48 le persone denunciate a piede libero per detenzione ai fini di spaccio.
La posizione di altre 19 persone è stata invece stralciata dall’inchiesta pistoiese: prove e documentazione raccolte sono state trasmesse per competenza dai carabinieri alla procura di Prato, nel cui territorio sono stati commessi i reati scoperti. Tra i 19, anche i due che ieri mattina sono stati arrestati in flagranza di reato in provincia di Prato: un italiano che aveva in casa 60 grammi di hascisc e un albanese trovato con 150 grammi di cocaina e una pistola di marca Tokarev calibro 7,62 (arma in dotazione alla polizia albanese e alla ex Armata rossa) con 26 cartucce.
Le indagini. «Lo spaccio – ha spiegato ieri il comandante provinciale dei carabinieri di Pistoia, il colonnello Eugenio Cacciuttolo – avveniva sia in strada che nei locali pubblici e nelle discoteche. Le indagini sono partite circa un anno fa ed ho l’onore di sottolineare la professionalità, la dedizione e il sacrificio che il personale della Compagnia di Pistoia ha profuso in questa attività».
«Tutto ha avuto inizio nel luglio 2011 – ha aggiunto il maggiore Vincenzo Maresca, comandante della Compagnia – da un arresto in flagranza: il ritrovamento di un’agendina ha fatto capire che l’indagine poteva essere sviluppata».
Da lì si era arrivati all’arrresto di Xhanej, e quindi all’individuazione dei due connazionali che importavano la droga dall’Albania.
I profitti. I carabinieri hanno calcolato in 300.000 euro il giro d’affari mensile dei trafficanti (un chilo di cocaina pura). Oltre che per mantenere uno stile di vita tra auto di grossa cilindrata e nottate passate nei night in compagnia di costose escort, i proventi dello spaccio venivano anche utilizzati per pagare le parcelle degli avvocati che dovevano assistere i membri della banda arrestati. E vista la loro entità, c’era in ponte un progetto per reinvestire il denaro in attività lecite, come locali notturni e negozi, in particolare, visto che Xhanej ne possedeva già uno a Montale, rivendite di frutta e verdura per, magari, creare in futuro una piccola catena.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
