Attenzione
«Anche le piccole librerie sono in crisi»
Dopo l’annunciata chiusura della Edison, parla la presidente del sindacato librai Confesercenti, titolare di Librolandia
PISTOIA. La libreria Edison-Martelli di Pistoia è in difficoltà, ma in questi tempi di crisi non se la passano meglio i piccoli esercenti del settore. Lo afferma chiaramente Roberta Mazzoni, presidente del sindacato librai di Confesercenti e titolare di "Librolandia" in viale Adua, ad oggi la libreria più di lungo corso nella città.
«Sono dispiaciuta per quanto accade alla Edison – dice – è sempre una sconfitta culturale quando una libreria è costretta a chiudere e giovani che fanno questa professione, con passione, possono perdere il lavoro. Chiedo però che l'attenzione di sindacati, istituzioni locali e stampa locale non sia rivolta solo alle grandi catene societarie, anche le piccole librerie hanno un problema di sopravvivenza, se non maggiore visto che l'apertura di quelle grandi comporta sempre una riduzione del personale dipendente nei piccoli esercizi del territorio».
Mazzoni espone alcuni dati sulla situazione: un calo del 10-15% annuo nelle vendite ha portato alla riduzione dell'orario di lavoro del personale, in alcuni casi da circa 60 ore settimanali a 12 misere ore, in particolare ovviamente per i contratti a tempo determinato. «Personalmente – aggiunge la presidente dei librai di Confesercenti – avevo una dipendente, alla quale siamo molto legati, ma sono stata costretta a metterla in cassa integrazione da quasi un anno. Inoltre utilizzavo i voucher messi a disposizione da Poste Italiane spa, per far fare un'esperienza lavorativa a chi ne era interessato. Non ci divertiamo certo a licenziare o a mettere in cassa integrazione il personale, siamo costretti a farlo visto che siamo lasciati soli in un momento così critico».
«È difficile lavorare in queste condizioni – aggiunge Marco Morozzi, figlio di Roberta Mazzoni – anch'io ho un mutuo da onorare ed una famiglia da mantenere. Le liberalizzazioni totali dell'ex ministro Bersani hanno fatto sì che soggetti operanti in tutt'altri ambiti si sono messi a vendere libri, facendo venire meno la qualificazione professionale ».
Morozzi fa quindi un appello ad istituzioni locali ed associazioni di categoria: «Una volta era prevista una precisa formazione professionale per chi decideva di aprire ad esempio una libreria, penso al Rec, il registro per l'esercizio del commercio, al quale ci si iscriveva dopo aver seguito un corso e sostenuto un esame. Oggi solo le grandi società dispongono del bagaglio di conoscenze adeguato per affrontare l'apertura di un nuovo punto vendita, mentre un giovane aspirante libraio non ha un supporto appropriato per avviare la propria attività».
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