Il Tirreno

Pistoia

Tagli e norme nel mirino degli studenti in piazza

di Bernardo Carradori

Mobilitazione contro le decisioni del governo: «Sta cancellando le nostre rappresentanze. Meno soldi all’istruzione pubblica, noi non ci stiamo»

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PISTOIA. La “vipera” della riforma Gelmini continua a mordere nonostante la testa, pensante o meno, sia stata recisa dal cambio di governo. A mantenerla in vita è il governo Monti-Profumo, propenso a confermarne i veleniferi effetti. Il liquido tossico che nuoce agli alunni, in quest'ultima occasione, consiste nell'approvazione della proposta di legge 953 (ex Aprea), che eliminerebbe le rappresentanze studentesche dagli organi scolastici; l'antidoto invece resta il solito: scendere in piazza a manifestare. La possibile novità imminente è biforcuta: addio assemblee d'istituto, sopraggiungono le assemblee di autonomia, tra le cui speciali funzioni quella di stipulare convenzioni con enti esterni e di regolarne la partecipazione nella eventuale gestione. Di qui la paura degli studenti, che temono la parziale privatizzazione della scuola pubblica.

La giornata di mobilitazione nazionale era stata convocata dall'Unione degli Studenti e ha coinvolto 90 città. Anche a Pistoia hanno aderito diverse centinaia di ragazzi, tutti delle scuole superiori.

«Ci siamo mobilitati - dichiara Mattia Nesti, tra i partecipanti in rappresentanza dei Giovani Comunisti - contro il governo Monti e Profumo che ha confermato i tagli previsti dall'ormai tristemente nota riforma Gelmini. Siamo molto soddisfatti della riuscita della protesta. Stanno cancellando di fatto le rappresentanze studentesche. Questo governo, con scelte politiche e non tecniche, taglia su istruzione e ricerca, e non sulle spese militari; attacca i diritti dei lavoratori e peggiora le già drammatiche prospettive di lavoro delle nuove generazioni, condannate ad un futuro di precarietà. Noi non ci stiamo». Il serpentone, stavolta quello del corteo studentesco, come ogni volta, si è snodato partendo da piazza Mazzini, avvolgendosi intorno al centro città e culminando di fronte al Palazzo Comunale. Gli aprifila sorreggevano un lungo e malinconico striscione di protesta, sul quale sarcasticamente si legge: “Non c'è più il futuro di una volta”. In mezzo a molte bandiere a righe multicolore si scorgono anche altri cartelloni, come: “Il sapere non è una merce, la scuola pubblica non si vende!”. Agli habituè dei cortei studenteschi saranno sicuramente mancati i sempreverdi sfottò antigelmini, per una volta assenti, ma, in via di consolazione, abbondavano i cori. Il canto che accompagna i passi dei manifestanti sale di tono sotto le finestre delle scuole Mantellate, assumendo le forme di un'invettiva contro gli istituti privati. Niente di nuovo. Le forze dell'ordine hanno seguito la marcia passo passo fino a piazza Duomo. Lì qualche oratore, megafono in mano, ha rammentato alla folla i motivi della manifestazione, poi le fila si sono disperse. «Protestiamo - spiega Lorenzo Gandolfi, studente del Liceo Forteguerri-Vannucci - contro un'idea di scuola che non condividiamo e che viene portata avanti dall'attuale ministro così come dal precedente. Vogliamo una scuola autenticamente pubblica, che sia cioè un vero servizio e non un luogo di selezione per le eccellenze. Siamo contrari alla riforma degli organi collegiali della quale da tempo e mai troppo chiaramente si parla. Anche se il consiglio si chiamerà “di Autonomia”, è palese che in questo modo non stanno valorizzando alcuna autonomia. Alle scuole verrà tolta la democrazia interna, favorendo una promiscuità di pubblico e privato che ci sembra poco corretta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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