Sicurezza
Si incatenano all’ufficio postale
I cittadini di Gavinana decisi a combattere con ogni mezzo contro la prospettata chiusura
GAVINANA. Incatenati in piazza per dire no alla chiusura dell’ufficio postale.
L’aria di indignazione soffia da tempo fra gli abitanti di Gavinana, ma ieri mattina si è passati alla forma estrema di protesta.
Una decina di cittadini, con capofila il promotore del comitato pro-ufficio postale Gabrio Fini, si è incatenata al castagno d’india posto davanti all’ufficio di Piazza Aiale di cui Poste italiane ha prospettato la chiusura. Incatenati erano uomini e donne, alcune con i loro bambini per mano, e a chiudere la fila vi era persino una carrozzina.
Quale miglior stimolo a battersi per il futuro della montagna? Di fronte, in semicerchio, un bel gruppo di compaesani ha espresso il proprio rancore. «Prima la chiusura della scuola, poi dell’ufficio postale. Quando la chiusura del paese?». «Gavinanesi, cittadini di serie B. È questo il modo per rilanciare il turismo?» si legge sui cartelloni di protesta.
La soppressione dell’ufficio postale sarebbe una vera mazzata per il borgo ferrucciano. Con i suoi 800 abitanti, la frazione non ha nemmeno una banca, solo bancomat il più delle volte fuori uso.
L’ufficio postale supplisce dunque anche a questa mancanza e molti paesani vi hanno avvicinato i propri conti correnti. Le poste sono utili ai villeggianti e svolgono una funzione sociale imprescindibile per i tanti anziani che vi possono riscuotere la pensione senza dover compiere grandi distanze.
Fra i dimostranti erano anche il sindaco Silvia Maria Cormio, l’assessore Luca Buonomini ed altri consiglieri.
«Chiudere l’ufficio postale significa chiudere il paese - ha esordito il gavinanese Fabrizio Morganti - è l’inizio di una desertificazione che culminerà nell’istituzione di una sola agenzia postale per ogni comune».
A fare imbestialire i paesani è stata anche la motivazione fornita per la chiusura, cioè le poche operazioni (44 il dato fornito da Poste Italiane) compiute dall’ufficio con un solo un dipendente. Secondo cittadini e amministratori, tuttavia, i movimenti reali sarebbero un centinaio.
«Ci prendono in giro – dice adirata la negoziante Laura Burattini – nessun abitante della montagna si merita di ricevere queste notizie, anzi dovrebbe essere incentivato a vivere su un territorio di per sé difficoltoso».
Gabrio Fini, consigliere comunale di maggioranza, ha agito anzitutto in qualità di privato cittadino.
Fu proprio Fini, autore anche di una lettera a Poste Italiane, ad informare i cittadini della paventata chiusura.
«Siamo a lottare per difendere i servizi della nostra montagna - esordisce Fini - la presenza di servizi adeguati è un elemento indispensabile. Prevenire è meglio che curare. Quando tutti i cittadini della montagna saranno emigrati, il territorio abbandonato e cominceranno a verificarsi frane e smottamenti con danni notevoli per la piana, allora sarà tardi per pensarci.
«Non vogliamo che la montagna divenga una riserva indiana. Speriamo che questa manifestazione serva ad ottenere qualche lenitivo».
Intanto gli abitanti si preparano ad altre forme di protesta.
«Se poste italiane continuerà con questo menefreghismo – spiega l’edicolante Federico Bresciani – gran parte dei paesani toglierà il proprio libretto al portatore dalle poste e trasferirà i risparmi in banca».
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