Trasporti
«Imprenditori in carcere il comparto è a rischio»
Aumenta la pressione da parte del mondo dell’imprenditoria e del lavoro perché cessi la carcerazione preventiva (confermata peraltro in tutti e tre i diversi gradi di giudizio, con minime eccezioni)...
Aumenta la pressione da parte del mondo dell’imprenditoria e del lavoro perché cessi la carcerazione preventiva (confermata peraltro in tutti e tre i diversi gradi di giudizio, con minime eccezioni) nei confronti dei costruttori arrestati nell’ambito dell’inchiesta sui presunti appalti truccati. Mentre la Provincia ha deliberato di costituirsi parte civile nel processo, in una nota, il Collegio dei Costruttori della Associazione Industriali, scrive:
«Da mesi alcuni nostri Colleghi, coinvolti nell’indagine nota con il brutto nome di “Untouchables”, sono trattenuti in custodia cautelare in carcere o presso il loro domicilio; le loro aziende sono prive dei vertici, la città rischia seriamente di perdere un intero comparto produttivo. La compartecipazione umana verso gli amici si somma alla preoccupazione economica per il futuro delle aziende». Per il Collegio la carcerazione preventiva deve essere una extrema ratio e l’organismo dell’Assindustria ricorda che la ministro Severino ha detto che “è viva la percezione del profondo senso di ingiustizia che si vive per la carcerazione preventiva in carcere. Scontare una pena dopo una condanna è una cosa. Iniziare a scontare una pena quando non si è stati condannati è una cosa ben più terribile” .
«Siamo certi che la Procura di Pistoia, nell’imporre la dolorosa decisione di mantenere in regime di custodia cautelare cittadini non condannati, abbia osservato in maniera scrupolosa e corretta le norme – aggiunge il Collegio –. Ciò nondimeno, avvertiamo una stridente contraddizione: il processo, quando sarà, avrà già anticipato una frazione in alcuni casi non minima di pena prima di qualsiasi giudizio di colpevolezza. Nel frattempo, la guardasigilli giustamente definisce “terribile” quello che sta accadendo ad alcuni nostri concittadini; colpevoli non sappiamo, ma di sicuro vittime di un istituto che necessita di una profonda revisione».
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