Castagne, la produzione è calata fino all’80%
Colpite soprattutto le zone basse fra i comuni di Marliana e Sambuca Il tecnico della Comunità montana: «Colpa della siccità e del Cinipide»
PISTOIA. Autunno generoso di funghi ma non di castagne. Sono a dir poco pessime le previsioni sulla produzione di castagne per questo 2012. Secondo gli esperti, il raccolto sulla montagna pistoiese sarà in media più che dimezzato rispetto allo scorso autunno (che pure non fu brillante a causa dell'invasione del Cinipide) con picchi in discesa fino all’80% alle quote più basse. Non tutta la provincia soffre allo stesso modo il “mal di castagna”. Quali i fattori? Ne abbiamo parlato col dottor Francesco Benesperi, tecnico della Comunità Montana.
«Le annate molto secche influiscono sempre in negativo sul ciclo vegetativo delle piante – spiega l'esperto – il castagno è quella che più soffre. Per secoli è stato l’albero del pane per la popolazione montana, dunque si è diffuso anche in aree non ideali alla sua crescita per clima e ambiente. Sul nostro Appennino la fascia ideale è intorno ai 600-800 metri, con estensioni dai 200 ai 1000 metri a seconda delle zone. I castagni che hanno sofferto di più sono quelli sotto quota, i più colpiti dalla siccità». Proprio la carenza di acqua ha comportato i danni maggiori, specie nel territorio compreso fra i comuni di Marliana e Sambuca Pistoiese, dove «si può tranquillamente parlare di un calo di produzione dell’80%».
Diverso il caso dei castagneti ad altitudini più elevate, fra San Marcello, Popiglio e la Val Sestaione, dove le piogge di fine estate hanno alleviato un pochino la carenza di acqua. Anche qui, tuttavia, il quadro non è brillante poiché il raccolto era già in buona parte compromesso. A quote basse le castagne, quasi assenti, sono piccole e secche. L’andamento un po’ migliore in Val Sestaione e in Val di Lima, non compensa i picchi negativi delle colline. Il calo medio della produzione è di oltre il 50% rispetto al 2011, dato in linea col trend regionale. Alla siccità si è combinato l’effetto del Cinipide galligeno, il famigerato insetto parassita proveniente dalla Cina che da qualche anno ha invaso i castagneti di tutta la Toscana indebolendo le piante ed inibendo la fruttificazione. «Dalle risultanze di campo sui lanci fatti, sembra che la lotta al cinipide stia dando buoni risultati – prosegue Benesperi – si tratta di una lotta biologica, basata sull’utilizzo di un insetto antagonista al cinipide. Se l’inserimento ha successo, le colonie di insetti utili cominciano a riprodursi da sole, come accade nelle aree dei primi lanci dove i castagni hanno ripreso un buon ritmo vegetativo».
La malattia ha iniziato la sua diffusione dalle quote basse, dunque i primi antagonisti furono introdotti nelle zone di Marliana, Cireglio e Sambuca. La seconda tornata è salita a Pescia, Cireglio e San Marcello. ZI lanci devono avvenire a 7-8 km di distanza in linea d’aria l’uno dall’altro – prosegue l’esperto – per il prossimo anno è in previsione un nuovo intervento nella fascia fra Popiglio e la Val Sestaione con i primi antagonisti autoctoni allevati in Val di Bure». Questo autunno, insomma, sarebbe stato di fame fino a settant’anni fa, quando la castagna era il pane dei montanari . “Sta per scadere il piano di sviluppo rurale 2007-2013 – conclude Benesperi – si prevede la possibilità per i castanicoltori, non solo imprese agricole, di accedere a finanziamenti del 50% per il recupero produttivo dei loro castagneti».
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