Gioco
Affitti troppo alti storico fotografo costretto a migrare
Lo studio della famiglia Berti si trasferisce era attivo da quattro generazioni in via degli Orafi
PISTOIA. Gli affitti aumentano, il volume di affari diminuisce e le spese, nel migliore dei casi, restano invariate: Così è meglio emigrare, spostarsi di qualche centinaio di metri fuori dal centro, come ha fatto Massimo Berti, titolare assieme al figlio Alessandro dell’omonimo studio fotografico, che da poco meno di un mese ha lasciato il fondo in via degli Orafi per trasferirsi al numero 23 di via Sant’Andrea. Il motivo? «Pagavamo 900 euro di affitto per 17 metri quadri – ci racconta Massimo - ho preferito spostarmi qui perché il fondo è mio. In via degli Orafi il commercio stava andando a morire, colpa della situazione di crisi generale che ha causato una diminuzione del volume di lavoro ma anche degli aumenti di questi ultimi anni come luce, acqua e gas».
Una decisione tutt’altro che indolore quella di lasciare il fondo aperto dal padre di Massimo, Valero, il 18 luglio del 1968, dove ancora è presente lo spazio per la camera oscura utilizzata da quattro generazioni di fotografi, a partire da Donato Berti, il primo della famiglia a lavorare nel campo della fotografia a inizio Novecento. Dentro il nuovo negozio, sotto una bellissima foto di piazza del Duomo durante la Giostra dell’Orso, campeggia un’immagine d’epoca che ritrae proprio di Donato in piedi accanto al suo apparecchio fotografico, con dietro uno fondale disegnato.
«Mio nonno – ci spiega Massimo – ha cominciato nel 1921 a Iano facendo, come usava all’epoca, le feste paesane. A Torri ci sono ancora i chiodi che utilizzava per attaccare i fondali. Il mio babbo, Valero, ha preso la prima licenza nel 1942 e nel ’68 ha aperto lo studio in via degli Orafi dove io ho lavorato dal 1974 ad oggi». Quattro generazioni di fotografi che hanno segnato la storia dell’immagine a Pistoia, adattandosi al cambiamento tecnologico imposto dal digitale e ai nuovi servizi chiesti dai clienti.
«Ai tempi del mio nonno non si potevano mandare le foto via e-mail e quindi ci spostavamo a piedi o in bicicletta, i negativi non erano pellicole ma veri e proprio vetri quindi gli sviluppi uno se li creava da sé e per i tempi di esposizione si usava una candela. Nei primi anni ’50 mio padre andava con i suoi due fratelli, anch’essi fotografi, a imparare a stampare il colore alla Kodak a Milano». Secondo Alessandro, ultimo erede della dinastia fotografica Berti, «con il digitale la fotografia è diventata più fredda, si è perso il sapore che ti dava stampare un’analogica anche se si sono allargate le possibilità per chi vuole fare delle foto. La pellicola, purtroppo, è diventata un hobby».
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