Sicurezza
Edison verso la chiusura se qualcuno non la rileva
Decisivo l’incontro convocato dalla Provincia per mercoledì. Il direttore spera nel buon esito della liquidazione dei libri: «Proviamo a recuperare gli stipendi»
PISTOIA. A differenza di quanto affermato da alcuni colleghi delle sedi toscane di Edison, Massimo Martelli, direttore della libreria di via degli orafi che il prossimo 15 ottobre darà il via alla liquidazione, una cosa la sa per certo: a Pistoia la Edison chiuderà e se riaprirà sarà solo per iniziativa di un nuovo imprenditore o di un altro gruppo editoriale. In questo senso sarà fondamentale il prossimo incontro della task force voluta dalla Provincia che si svolgerà il mercoledì 10 ottobre. Abbiamo incontrato Massimo fra i libri nuovi della prima saletta per fargli raccontare le cause che in questi ultimi mesi o addirittura settimane hanno portato all’inevitabile prospettiva della chiusura.
Qual è la situazione attuale della Edison?
«A livello nazionale la situazione del gruppo è critica, oltre a noi chiuderà quasi sicuramente anche la libreria di piazza della Repubblica a Firenze. Per quanto ci riguarda la speranza è che la svendita sia importante, perché la libreria è ancora piena di volumi e verranno applicati degli sconti considerevoli. Confido nella sensibilità dei pistoiesi perché con questi sconti pensiamo di riuscire, perlomeno, a far sì che le nostre pendenze vengano pagate dalla proprietà: si tratta di ferie arretrate, permessi, rate di quattordicesima e tredicesima, preavviso e Tfr se riusciamo a fare una buona svendita. A livello istituzionale ci stiamo muovendo attraverso il sindaco che, ad oggi, è ancora un dipendente della libreria in aspettativa, e attraverso tutte le fazioni politiche, perché credo che per una città la chiusura di una libreria sia una perdita devastante».
Cosa ha scatenato questa deriva?
«Sicuramente la crisi che ha attraversato il gruppo e il mercato ha influito in gran parte, poi sicuramente, l’apertura della Feltrinelli a dieci metri da noi ha dato il colpo definitivo, in un momento incerto come questo. Dico questo senza fare polemica e, anzi, augurando ai colleghi di poter continuare a lavorare, però non so quanto Pistoia possa reggere due librerie di queste dimensioni una accanto all’altra. Per noi il calo significativo c’è stato da aprile di quest’anno, con i rifornimenti che arrivavano col contagocce e budget molto miseri per prenotazioni e novità. Con l’arrivo di Feltrinelli avevamo visto diminuire le entrate ma si trattava di un calo fisiologico di mercato che era evidente che ci fosse con l’apertura di una nuova libreria».
Quali sono le prospettive per i dipendenti?
«Al momento, senza nuovi investimenti, si parla di disoccupazione perché non c’è nessuna possibilità di riassorbimento nel mercato del lavoro. Per me si tratta della terza chiusura da quando ho iniziato a lavorare in questo settore, prima presso la libreria Marzocco a Firenze soprattutto nel reparto scientifico-giuridico, spostandomi anche alla “Ticci” di Siena, fino al 2003, anno in cui chiuse per fare spazio alla Martelli. Nel settembre 2011 anche la Martelli chiuse e molti colleghi furono dirottati nel gruppo Edison: mentre altri furono mandati in cassa integrazione: io fui scelto per fare il direttore qui a Pistoia. Ho parlato in via ufficiosa con persone che frequentano il bar da tanti anni, che appartengono sia alla maggioranza politica che all’opposizione, e sono tutti propensi ad opera affinché si provi a trovare uno spiraglio di rilancio».
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