La manifestazione
Donne molestate e abusate aumentano le denunce
Nuove segnalazioni al consigliere di pari opportunità dopo il clamore suscitato della vicenda dell’imprenditore condannato al risarcimento
PISTOIA. In una settimana due telefonate. Una per presunti abusi nei rinnovi dei contratti a tempo determinato in un’azienda di medie dimensioni, e una da parte di una dipendente di una piccola attività che denunciava molestie da parte del datore di lavoro. Due in una settimana, non poche, afferma Marica Bruni, consigliera regionale supplente di parità, legale delle due lavoratrici della Lh Express di Sant’Agostino che hanno fatto causa al titolare per molestie. Il giudice del lavoro Elisabetta Tarquini ha condannato il titolare, Mario Romano di Monsummano, al risarcimento di 25mila euro (con reintegro sul posto di lavoro e pagamento degli stipendi arretrati) per la 23enne Denise Galli, di 40mila euro per la collega Michela Bonari, e di 25mila euro per la consigliera regionale di parità ,che si era costituita parte civile. A pagina 7 della sentenza si legge che “le molestie sessuali attribuite a Romano devono dirsi compiutamente provate”, ma lo studio Casciani di Monsummano (dove risiede Romano) ha annunciato il ricorso in appello definendo la sentenza “ingiusta”.
L’aver resa nota una sentenza favorevole a donne molestate sui luoghi di lavoro sembra aver smosso una situazione immutabile. Pochissime, lo dicono le statistiche, le donne che portano alla luce situazioni di discriminazione. E un oggetto altrettanto sconosciuto la consigliera di parità. «In Italia - afferma il presidente del Tribunale di Pistoia, Fabrizio Amato - la figura della consigliera di parità è stata istituita nel 1991 con la legge 125, ma se ne fa un uso scarsissimo, perché scarsa è la conoscenza di questo strumento, a differenza di altri Paesi europei dove il complesso antidiscriminatorio è da anni metabilizzato. In Inghilterra esiste un giudice che si occupa esclusivamente di cause di molestie sui luoghi di lavoro».
La dottoressa Wanda Pezzi, consigliera regionale di parità, si è costituita parte civile. Assistita dall’avvocato Lisa Amoriello del Foro di Pistoia ha promosso una causa che è poi confluita in quella intentata da Denisa Galli e Michela Bonari. I 25mila euro avuti dalla causa saranno usati per dar vita, in collaborazione con l’assessorato regionale al lavoro, ad iniziative che possano sviluppare una nuova cultura nei confronti delle lavoratrici da parte dei datori di lavoro.
Ieri, nella Sala Nardi della Provincia, si è tornati a discutere di una sentenza che, comunque si concludano i prossimi gradi di appello, ha già avuto il merito, secondo il presidente del Tribunale, Amato, di vedere per la prima volta applicata la direttiva europea 2006/54 (che prevede un indennizzo “reale ed effettivo, proporzionato al danno subìto, per una discriminazione fondata sul sesso”) e far conoscere il ruolo esercitato dalla consigliera di parità.
Erano presenti l’attuale consigliera provinciale di parità, avvocato Chiara Mazzeo, la presidente della commissione provinciale pari opportunità Marianna Menicacci, l’assessore provinciale al lavoro Roberto Fabio Cappellini e l’avvocato Bruni. Chiara Mazzeo ha annunciato che il suo ufficio ha ampliato il bando degli avvocati che possono accedere al ruolo di consigliere di parità, includendovi i penalisti. «La Suprema Corte, già dal 2009, ha stabilito che la consigliera di parità possa costituirsi parte civile. Su questa base abbiamo deciso di ampliare i requisiti di accesso al bando».
La rete delle consigliere di parità, ricorda Bruni, è gratuita. E soprattutto la consigliera può rappresentare in toto la persona molestata: «Può cioè comparire in tribunale al suo posto qualora questa non abbia il desiderio o la forza di trovarsi faccia a faccia col presunto molestatore».
«Con tutta la prudenza del caso, trattandosi di un primo grado di giudizio - afferma Cappellini - si tratta di una sentenza importante che deve far riflettere su un pericolo reale di questo periodo di crisi, quando il lavoro diventa un privilegio invece che un diritto».
«Non solo le molestie - aggiunge Marianna Menicacci - Anche il fenomeno dilagante delle dimissioni in bianco deve essere rimosso. Possiamo farlo agendo con le consigliere e tutti le parti sociali».
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