Il Tirreno

Pistoia

controcorrente

«È un momento di socializzazione e aggregazione»

PISTOIA. Un parere controcorrente sul botellon arriva da Alessandro Benigni: «Alla fine è stata la pioggia a lavare via tutto, senza guardare in faccia a nessuno: via music, fun, drinks e respect,...

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PISTOIA. Un parere controcorrente sul botellon arriva da Alessandro Benigni: «Alla fine è stata la pioggia a lavare via tutto, senza guardare in faccia a nessuno: via music, fun, drinks e respect, per parafrasare lo slogan del Macro Botellon di sabato scorso, ma anche via polemiche, ansie, moralismi, forze dell’ordine, residenti sul piede di guerra e quant’altro. Si è trattato di un macroflop, questo è innegabile, dato che anche in altre parti d’ Italia il cattivo tempo ha spaventato molti lasciando le piazze vuote. Ma, al di là dell’effettiva riuscita della manifestazione, credo sia opportuno fare una riflessione sul vero senso del botellon, andando per forza di cose in direzione opposta al tam tam mediatico sviluppatosi in città nei giorni precedenti.

Il botellon è primariamente un momento di socializzazione e di aggregazione a costo zero: libere persone in un libero stato che, senza fini di lucro, decidono liberamente di trovarsi in un posto per stare insieme, divertirsi, ascoltare un po’ di musica e passare una serata diversa. Già per questo, il botellon meriterebbe un plauso. Contro l’ordine prestabilito dei locali alla moda, contro il diktat delle discoteche di grido, contro i soldi sperperati a vuoto nei weekend, contro la puzza sotto il naso, i giovani decidono finalmente di fare qualcosa di diverso».

«Veniamo - aggiunge Benigni - al punto più controverso: il bere. Innanzitutto al botellon nessuno è obbligato a assumere alcolici. Anche gli astemi possono parteciparvi. Non è obbligatorio bere e tanto meno non è obbligatorio ubriacarsi, ma, quello si, ognuno è libero di farlo. Nel rispetto dell’ambiente e della sicurezza però: niente rifiuti lasciati per strada e niente bottiglie di vetro, potenzialmente pericolose. Il codice è essenziale e, proprio per questo, chiarissimo».

«In tutto questo - prosegue Benigni - stupisce l’accanirsi contro il botellon: la gente beve, si ubriaca, fuma e si sballa con impressionante regolarità, seguendo il naturale susseguirsi dei fine settimane, dentro e fuori i locali, le discoteche e i pub, spendendo quando lo stipendio quando la paghetta di mamma e papà. Ma questo è lo status quo e nessuno si permette di attaccarlo, sia mai. L’economia deve girare, i minorenni sono al sicuro (!), se succede qualcosa di brutto la colpa sarà dell’immigrato di turno e, soprattutto, “mio figlio/a non frequenta questi giri”. Il botellon invece spaventa, ma non è ben chiaro il perché. Probabilmente i critici dovrebbero andarci almeno una volta, anche solo per cinque minuti, per capire qual è la reale atmosfera che si registra al botellon. Si balla, si canta, si fa festa, si sta con gli amici e se ne conoscono di nuovi, il tutto in grande tranquillità».

«Colpisce - conclude - anche la massiccia presenza di forze dell’ordine di ogni genere: nel 2010 in via Roma pareva di essere al g8 di Genova, sabato scorso perlomeno erano solo una ventina (tra quelli in divisa e quelli in borghese) a monitorare la pioggia scendere dal cielo. Chapeau».

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