Il Tirreno

Pistoia

Alla Caritas per mangiare cinquanta montalesi

di Beatrice Faragli

Numeri sempre crescenti per la neonata sede: quattro su dieci sono italiani Accordo con la Coop per recuperare i cibi vicini alla scadenza destinati al macero

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PISTOIA. Caccia agli sprechi, specialmente nell’attuale periodo di vacche magrissime in cui sempre più famiglie non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena. E così, sulla scia del “non si butta via niente” e di fronte ai numeri registrati dalla scorsa primavera ad oggi, la Caritas di Montale, grazie all’impegno della Misericordia locale, firma l’accordo con la Coop di Agliana. I cibi vicini alla scadenza e pronti ad essere gettati nel cestino, verranno recuperati e consegnati alle persone in difficoltà. Un patto solidale necessario, visto che in appena cinque mesi di attività la neonata Caritas montalese ha già a che fare con oltre 50 persone.

«Sono decine le famiglie che tutti i giorni vengono a prendere qualcosa da mangiare» spiega don Paolo Firindelli, parroco della chiesa centrale di San Giovanni, dove dallo scorso marzo è stato attivato il centro d’ascolto. «All’inizio seguivamo 17 persone ma a giugno avevamo già superato la soglia delle 50. La proiezione sui prossimi mesi si aggira intorno alle 60, 70 unità» dice Marco Gai, attivo in prima persona nella nuova realtà montalese. Bussano alla porta della parrocchia sia italiani che stranieri. I primi rappresentano un buon 40 per cento del totale.

«Purtroppo abbiamo tanto da fare e questo – ripete Don Paolo – vuol dire che c’è un grave disagio. Nella sua prima settimana di apertura il centro Caritas non ha lavorato. Poi però, complice il passaparola, si sono avvicinati in molti». A guardarsi bene dal chiedere aiuto resta ancora un'ampia fetta di cittadini abituati a farcela con le proprie forze e che, all'improvviso, si è ritrovata senza stipendio. Sono questi i più difficili da coinvolgere, per pudore e senso di vergogna.

«Il problema di fondo, oggi – riprende il parroco – è il lavoro. Così è ovunque, e così è anche a Montale. Chi non ha un’occupazione perde dignità e serenità in famiglia. Gli aiuti però non possono durare in eterno e, soprattutto, non possono esser dati sempre ai soliti, altrimenti si rischia di cadere in un mero assistenzialismo: non è possibile portare tutti in braccio. E’ per questo che ci vuole chiarezza sulle nostre reali possibilità».

L’accordo con Unicoop Firenze, nell’ambito del progetto “Buon fine”, è un ulteriore tassello che si aggiunge a quello già siglato dal Comune negli scorsi mesi per recuperare il cibo non sporzionato delle mense scolastiche montalesi, altrimenti destinato alla spazzatura.

«Dobbiamo ringraziare la Coop di Agliana e la Misericordia di Montale – conclude Gai – Tutto questo dimostra che lavorando insieme per il bene comune si riescono a dare risposte concrete a chi è in grandissima difficoltà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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