Sicurezza
Scontro sulle videoslot in centro: «Errato cacciarle», «Un pericolo»
Opinioni contrastanti sulla proposta del ministro Balduzzi di proibire le macchinette per il gioco vicino a scuole e chiese. I gestori dei locali temono danni, tra giovani c’è però chi applaude
PISTOIA. I soldi della merenda non arrivano all’ora della ricreazione? Le offerte in chiesa diminuiscono? Le farmacie ospedaliere non vendono più? Sarà colpa dei locali per il gioco d’azzardo vicino a scuole, chiese ed ospedali, dove finiscono paghette, oboli e risparmi. Prosegue la polemica sulla riforma che propone di togliere le slot machine dal cuore delle città. Protestano i gestori di aziende addette al noleggio dei videopoker, che verrebbero messi in crisi dal provvedimento. Rispondono ragazzi che hanno provato l’esperienza del gioco: la riforma deve andare avanti.
Andrea Perselli, titolare della ditta omonima che distribuisce videogiochi ai locali di tutta l’alta Toscana, afferma: «La riforma toglierebbe il 70% delle slot machine in Italia. Anche la mia azienda probabilmente sarebbe costretta a chiudere, mandando a casa 18 dipendenti. Lo stato perderebbe 4 miliardi di euro netti all’anno. Insomma il minsitro Balduzzi, con questa proposta, ha fatto i conti da dottore, non da economista. Se davvero volessero rivoluzionare il mondo del gioco dovrebbero darci il tempo di riorganizzarci: almeno 4 o 5 anni.
«Questa iniziativa – prosegue Perselli – avrebbe un’unica conseguenza: favorirebbe la crescita del gioco illegale. Chi è disposto al rischio, giocherà a tutti i costi. Togliere le sale per debellare il gioco d’azzardo sarebbe come togliere i ristoranti per combattere il diabete. Le macchinette fanno appello al libero arbitrio. Nessuno obbliga a giocare. Inoltre il 75% dei soldi è reso in vincite».
Sorprendentemente però molti ragazzi approvano le misure restrittive per il gioco d’azzardo. «Io sono d’accordo, – commenta il diciannovenne Matteo Bechini – da un punto di vista etico la riforma è giusta. Quindi condivido: basta macchinette ad ogni angolo in città, è un’immagine indecorosa; che stiano nei casinò, dove la gente va apposta per giocare. È bene che si allontanino dalle scuole. Va anche detto però che questa non sarà la soluzione definitiva. Non è la distanza a limitare i danni del gioco.
«Io ho provato a giocare – racconta Bechini – per curiosità, ma non lo rifarei. Ci sono altri ragazzi della mia età che lo fanno spesso. Le poche volte in cui sono stato nella sala ho visto sempre le stesse persone. Le macchinette sono nate per far perdere: altrimenti come farebbero tanti a rovinarsi giocando? Alcuni episodi mi sono rimasti impressi.
«Un tale vinse 800 euro, pensai che se ne sarebbe andato una volta ritirata la somma. Effettivamente se ne andò, ma dopo un quarto d’ora aveva iniziato di nuovo. Ho visto anche un cinese che infilava banconote nel videopoker: in mezz’ora perse 9 pezzi da 50 euro».
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