Appalti, in carcere tre imprenditori
Conversazioni proibite durante l’incidente probatorio: domiciliari revocati a Giordano Rosi, Angiolo Orsi e Michele Vescovi
PISTOIA. Si sono spalancate nuovamente le porte del carcere per gli imprenditori Giordano Rosi e Angiolo Orsi, agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta "Untouchables" sugli appalti pilotati. E insieme a loro è finito in cella anche Michele Vescovi, che invece era agli arresti domiciliari fin dal giorno del blitz della Digos che, l'11 giugno scorso, fece scattare le manette ai polsi di 23 persone tra imprenditori edili e funzionari pubblici.
Come già successo lo scorso venerdì per l'ex dirigente dell'Ufficio lavori pubblici Marcello Evangelisti, ieri mattina anche ai tre imprenditori sono state notificate altrettante misure di custodia cautelare in carcere in quanto, nel corso dell'incidente probatorio della scorsa settimana in tribunale, quando sono stati interrogati Carlo Alberto Diddi e il figlio Cristian, hanno violato gli obblighi previsti per coloro che sono ai domiciliari: avrebbero parlato fra di loro e con altri indagati – cosa a loro vietata – sia in aula che fuori; e, secondo quanto documentato dai poliziotti della Digos presenti, argomento delle conversazioni proibite – avute anche con l'Evangelisti – sarebbero stati anche gli appalti oggetto dell'inchiesta stessa, a detta degli inquirenti per concordare le versioni da fornire al giudice.
Le prove (anche fotografiche) di tale violazioni sono state consegnate dagli investigatori della Digos al pm titolare dell'inchiesta, che, a sua volta, ha chiesto al gip l'aggravamento della misura: la violazione del divieto di conferire con persone diverse dai familiari conviventi prevista per chi si trova agli arresti domiciliari è strettamente collegata al rischio di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato; il giudice delle indagini preliminari, Roberto Tredici, ha ritenuto che, a questo punto, tale rischio sia evitabile solo con la detenzione preventiva il carcere.
Nella tarda mattinata di ieri, gli uomini della Digos, diretti dal vicequestore Luigi Larotonda, si sono presentati a casa dei tre imprenditori per notificare loro l'aggravamento della misura cautelare. Angiolo Orsi Spadoni, 52 anni, e Michele Vescovi, 42, sono stati portati in questura e, da lì, dopo le necessarie pratiche, trasferiti nei carceri di Prato e Firenze. Giordano Rosi, 65 anni, che aveva ottenuto il beneficio degli arresti domiciliari per motivi di salute, è stato invece portato direttamente al carcere di Pisa, che dispone di una struttura ospedaliera in grado di intervenire in caso di necessità.
Ad essere arrestati, l’11 giugno, per associazione a delinquere, corruzione aggravata e turbativa d'asta, furono 23 persone. In carcere erano finiti l'esponente socialista Roberto Riccomi. il responsabile lavori pubblici del Comune di Pistoia Marcello Evangelisti, l'ex responsabile tecnico della Provincia Paolo Mazzoni, il direttore del Consorzio di bonifica Padule di Fucecchio Franco Fambrini, il dirigente del Comune di Piteglio Mauro Filoni e gli imprenditori Giordano Rosi, Roberto Vescovi, Paolo Conti, Angiolo Orsi Spadoni, Riccardo Ponticelli e Roberto Mannelli. Ai domiciliari, altri nove imprenditori (Michele Vescovi, Carlo Alberto Diddi, Cristian Giovanni Diddi, Amos Chelucci, Patrizia Natalini, Riccardo Vespignani, Alessandro Ponticelli, Francesco Flori, Vincenzo Guarino), il direttore generale della Provincia di Lucca Riccardo Gaddi, il funzionario della Spes Paolo Tondini e il responsabile dell'ufficio viabilità del Comune di Pistoia Stefano Meoni.
Attualmente in carcere sono in sette: oltre ai tre imprenditori finiti in cella ieri e ad Evangelisti, Paolo Mazzoni, Roberto Vescovi e Roberto Riccomi.
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