Sicurezza
Ricordate le 175 vittime del Padule
Commovente commemorazione dell’eccidio di Fucecchio. Una sopravvissuta: «Ho perso mia madre e due fratelli»
MONSUMMANO. «Durante il secondo conflitto mondiale, la popolazione delle cittadine toscane, animate da fiera ostilità nei confronti del regime fascista, partecipava con eroica determinazione alla Resistenza. Oggetto di violenti bombardamenti e feroci rappresaglie da parte delle truppe tedesche, sopportava la perdita di numerose vittime civili, dando esempio di eccezionale abnegazione ed amor patrio». Con questa motivazione, in occasione del 68° Anniversario dell’Eccidio del Padule di Fucecchio, è stata consegnata domenica mattina dal prefetto di Pistoia Mauro Lubatti e dal viceprefetto di Firenze Antonio Garufi la Medaglia d’Argento al Merito Civile con i relativi brevetti in favore del Territorio Toscano ai Comuni di Cerreto Guidi, Fucecchio, Ponte Buggianese e Monsummano. Ed è proprio la città del Giusti ad essere stata scelta come depositaria del riconoscimento, in virtù di aver avuto il più alto numero di morti in quella fatidica mattina del 23 agosto 1944. La cerimonia avrebbe dovuto svolgersi in Piazza dei Martiri al Cintolese, ma il maltempo ha costretto le autorità civili, il Picchetto d’Onore del 183° Reggimento Paracadusti Nembo della Folgore, i Gonfolani, i Labari delle Associazioni combattentistiche e d’Arma, delle Associazioni Patriottiche, della Croce Rossa, dell’Associazione “Parenti delle Vittime dell’Eccidio” di Cintolese e del “Comitato dei Martiri del Padule” a rifugiarsi all’interno della Chiesa di San Leopoldo. Per questo motivo la celebrazione, intervallata dall’esecuzione di alcuni brani musicali, a cura della Filarmonica Tonini, si è tenuta all’interno della parrocchia. E’ stato il vescovo Giovanni De Vivo a inaugurare la commemorazione unitaria attraverso la benedizione. Successivamente un familiare delle vittime ha sottolineato come: «I nostri caduti sembrano ricordarci che la loro morte è il prezzo che hanno dovuto pagare per ognuno di noi, per permetterci di non farci massificare e renderci omonimi. Il valore della memoria dovrà accompagnare i nostri figli e i nostri nipoti affinché simili barbarie non si ripetano». «Noi come cittadini siamo testimoni della memoria – ha ribadito il sindaco Rinaldo Vanni – da consegnare alle future generazioni». «È stato un eccidio – ha aggiunto il console onorario della Repubblica di Germania Renate Wendt – oggi con questo riconoscimento viene portato un po’ di conforto per chi ha vissuto tutti questi anni di dolore. E’importante che gli italiani e i tedeschi si conoscano a fondo perché solo questa sarà la chiave per rielaborare il passato, per superare i nazionalismi e per considerarci tutti europei». «Anche se la responsabilità penale è stata riconosciuta – ha concluso il senatore Lido Scarpetti –nessuna motivazione può essere stata trovata per tanta ferocia». «La ferita è sempre qui – confessa la superstite Vittoria – e non si rimarginerà più. In quel terribile giorno ho perso mia madre, che all’epoca aveva solo 29 anni, il mio fratellino e la mia sorellina». Maria Malucchi fu la vittima più giovane: aveva 5 mesi. Carmela Arinci quella più anziana. Aveva novantadue anni, era cieca e venne fatta saltare con una bomba postale nel grembiule. Furono 175 gli innocenti trucidati.
Elena Guerri
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