Sicurezza
«Alla città serve un piano delle funzioni»
Capecchi porterà in commissione urbanistica il tema dell’uso della Cattedrale e degli altri contenitori
PISTOIA. Sì, il tema dell’utilizzo della ex Cattedrale e degli altri grandi contenitori pubblici è decisivo per il rilancio di Pistoia, ma per affrontarlo in modo corretto non si può prescindere da stesura di un piano delle funzioni, che indichi le attività sociali, culturali e promozionali che si intendono valorizzare e gli immobili – prioritariamente pubblici, da recuperare e mantenere – destinati ad accoglierle. Sollecitata da Il Tirreno, si sveglia finalmente la politica e dal consigliere comunale Alessandro Capecchi (Pdl), presidente della commissione urbanstica, arriva un contributo da prendere in considerazione. Per Capecchi il piano delle funzioni è «l’unica strada attraverso la quale il Comune può riprendere la cabina di regia di un rilancio urbanistico della città e dei suoi tesori, ma deve necessariamente invertire il proprio modo di operare; basta con le opere pubbliche finanziate e completate senza avere un quadro progettuale della città preciso e destinate per questo ad avere un utilizzo scarso e costi di gestione ingenti. In tal senso gli esempi negativi purtroppo non mancano, e quello più clamoroso è costituito dal Teatro Nuovo Giglio, oggi intitolato al compianto regista Mauro Bolognini, costato i milioni di euro e poi finito nell’orbita dell’Atp, senza alcun coinvolgimento reale della città e degli operatori».
La ex Cattedrale, per come e dove è strutturata, presenta a giudizio di Capecchi «limiti evidenti che la rendono troppo grande per molte manifestazioni e troppo piccola per altre; l’impianto elettrico è stato pensato per certe tipologie di allestimenti ma non per altre, le finiture risultano in alcuni casi approssimative, e al momento non ha grande dotazione di parcheggi. Si tratta comunque di uno spazio coperto di una certa dimensione, e pertanto utilizzabile per le più disparate attività; quel che appare però preferibile è un utilizzo inquadrato in un progetto di medio lungo periodo, che consenta di ammortizzare i costi sostenuti, ridurre la manutenzione a carico del Comune e bilanciarne il rapporto con il centro storico».
A questo fine Capecchi valuta l’ipotesi di creare una società ad hoc per la gestione «ma – oltre ad esempi di operazioni simili in altri comuni della Provincia, che non hanno dato risultati brillanti - la storia del Comune di Pistoia racconta di altre iniziative pubblico-private che hanno prodotto solo debiti e contenziosi. Ecco perché prima di procedere occorre chiarirsi bene le idee, e se la gestione sarà poi affidata all’esterno occorre che il soggetto prescelto, sulla base di un progetto serio e con ben precise garanzie economiche e giuridiche a tutela del Comune, sia posto nelle condizioni di sviluppare un progetto di ampio respiro, con la dovuta autonomia ed elasticità, ma con precisi meccanismi di controllo e di verifica». A giudizio del consigliere il nodo vero sta comunque «nel rapporto della struttura con gli altri contenitori pubblici di quel quadrante e più in generale della città, che vive da troppo tempo uno sviluppo schizofrenico, senza un disegno organico che consenta il recupero e la valorizzazione dei suoi numerosi e pregevoli spazi pubblici». Capecchi auspica che la questione sia affrontata dalla commissione urbanistica, organo del consiglio comunale «che ha proprio il compito di indirizzo politico e di rappresentanza degli interessi della comunità».
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