Via alla raccolta di firme per salvare le Poste
Gavinana, comitato di cittadini verifica e smentisce i conti dell’azienda «Non è vero che l’ufficio sbriga solo 50 operazioni, sono almeno il doppio»
GAVINANA. Si mobilita in grande stile il borgo ferrucciano contro la ventilata ipotesi di soppressione dell’ufficio postale, con due iniziative ben distinte. Da ieri mattina in tutte le attività commerciali è ben visibile una raccolta firme per evitare la chiusura dello sportello, mentre è giunta una nota a firma di Gabrio Fini, consigliere comunale di maggioranza, che stavolta si spoglia delle sue vesti politiche essendo nato e residente proprio a Gavinana. Il tema del contendere sono le 50 operazioni giornaliere che sarebbero la causa della chiusura: sia il comitato paesano guidato da Claudia Carubi che Fini, hanno appurato che sono oltre 100 le operazioni che l’unico ufficio postale di Gavinana riesce a fare. I dati furono esposti nell’ultimo consiglio comunale dal sindaco Silvia Cormio, la quale contestò le parole dei direttore provinciale di Poste Italiane Di Donato a difesa dei tagli degli uffici postali di Gavinana, Maresca e Campo Tizzoro.
«Care Poste Italiane – inizia così la lettera aperta del geometra Gabrio Fini – a Gavinana è morto Francesco Ferrucci, eroe del Rinascimento e citato anche nell’inno d’Italia. A Gavinana, paese ben strutturato, ci sono la chiesa parrocchiale, il Centro Turati, una delle più grandi strutture di riabilitazione della Toscana, 3 colonie per bambini, 3 alberghi, 3 negozi di alimentari, la farmacia, l’edicola, un bar, due estetiste, due parrucchiere, il pub La Stazione, diverse ditte edili, liberi professionisti, il campo sportivo comunale, la Pubblica assistenza, la Pro Loco, il museo Ferrucciano e non ho citato la banca perché a Gavinana l’unica cosa che manca è proprio quella. I dati da voi forniti indicano che l’ufficio postale non sia produttivo come quello di una grande città e in effetti con 800 abitanti residenti e 1.200 nel periodo estivo sicuramente non è redditizio come quello dell’Isolotto di Firenze.
“Giustamente” dovrà essere soppresso. Io che sono una persona curiosa – prosegue – Fini, mi sono permesso di verificare i dati e, con l’aiuto di altri volenterosi paesani legittimamente interessati a mantenere il servizio, abbiamo appurato che l’ufficio postale del piccolo paesino di montagna effettua oltre 100 operazioni. Pertanto mi sembra che qualcosa non quadri. È evidente il fatto che si colpiscano sempre i più deboli, ma se non vado errato nell’ art 44 della Costituzione la legge prevede provvedimenti a favore delle zone montane».
«In parole povere – conclude Fini – continuate a tagliare i servizi. Quando questo posto molto più vicino a Dio di quanto pensiate, sarà rimasto solo un luogo dove ammirare i cinghiali che però verranno a valle ogni qual volta piove, insieme a inondazioni e frane, probabilmente vi renderete conto che prevenire è meglio che curare» . Termina qui la lettera aperta di Gabrio Fini, mentre come detto, è in atto una raccolta firme da parte di tutti i paesani per evitare la chiusura dell’ufficio postale, «ultimo atto – si legge nella nota – di una lunga serie di cose che si sono perdute, come le scuole, l’asilo, il teatro, e la mancanza di attività ricreative, se non inventate dagli spessi paesani. Noi non siamo cittadini di serie B e la popolazione, in maggior parte anziana, subirà spiacevoli ripercussioni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
