Il Tirreno

Pistoia

Caldo e siccità, l’agricoltura è alle corde

di Bernardo Carradori
Caldo e siccità, l’agricoltura è alle corde

Compromessa la produzione di mais, per la vite si stimano danni intorno al 40%, male anche l’olivicoltura

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PISTOIA. Piange l'agricoltura, ma scendono lacrime asciutte: il caldo e la siccità mettono a rischio interi raccolti nel pistoiese. Se non pioverà a breve vedremo il pop-corn scaturire direttamente dalla pianta. La produzione più compromessa infatti è quella del mais, dove le perdite, secondo i dati forniti dalla Confederazione Italiana Agricoltori, arrivano al 50%. Come spiegano gli addetti al settore, con una temperatura che si aggira sui 40 gradi le pannocchie bruciano oppure non crescono addirittura. Le cifre peggiori si registrano sempre nell'ambito dei cosiddetti ''seminativi'': intorno al 30% il calo nel raccolto dei girasoli. Niente di confortante nemmeno sul capitolo viticoltura, dove la stima dei danni si aggira sul 40%. L'agricoltura tradizionale insomma è in crisi, mentre il vivaismo regge l'urto con perdite minime. Per l'olivicoltura si attendono danni ingenti, ma non sono ancora quantificabili. Gli alberi della collina sono carichi di olive minuscole a causa del suolo secco. A detta delle associazioni di riferimento invece in pianura il problema principale non è la penuria d'acqua, quanto il clima torrido.

Genunzio Giannoni, direttore di Confagricoltura, spiega: « È il calore che ha determinato l'arresto della fotosintesi in molti tipi di piante. La temperatura registrata nei campi è anche superiore a quella avvertita dai termometri nelle stazioni meteo. Prima di Ferragosto avevamo fatto delle stime sulla produzione, ma con l'ondata di caldo arrivata recentemente i calcoli sono da correggere di giorno in giorno. Un vero riscontro potrà esser fatto solo a posteriori. Crediamo che sia compromessa anche la produzione degli alberi da frutto per la prossima stagione: peschi e susini, ad esempio, cominciano già a perdere le foglie. Vediamo la frutta che cade al suolo. Speriamo poi che la pioggia arrivi, ma non tutta insieme, altrimenti i frutti come cocomeri e meloni esploderebbero letteralmente»'.

Secondo Coldiretti la Valdinievole, dove è maggiormente diffusa la coltura di granturco, è una delle zone più colpite. «Ci possiamo consolare solo pensando alla scorsa mietitura del grano – commenta Riccardo Andreini, presidente di Coldiretti Pistoia – avvenuta ai primi di luglio. L'inverno è stato secco, dunque ideale per le spighe. In alcune zone abbiamo raccolto anche 50 o 60 quintali di grano per ettaro, cioè una somma notevole. Adesso la situazione è grave. La semina quest'anno è iniziata tardi per gli intensi acquazzoni di primavera. Nel Pistoiese così come in Emilia e nel sud della Toscana si stanno perdendo ortaggi come i pomodori. So che anche il settore zootecnico è in enorme difficoltà. Gli allevatori, pur di dar da mangiare agli animali, stanno utilizzando in anticipo le scorte di fieno e foraggio destinate all'inverno, visto che i pascoli sono aridi». La confederazione Agricoltori conferma che il problema va aldilà dell'irrigazione nei campi, e avverte: anticipare la raccolta sarebbe un errore. Sandro Orlandini, presidente della Cia racconta: «La cosa sorprendente è che i pozzi per il momento non sono secchi e l'acqua non manca, ma il calore eccessivo arrostisce comunque le piante. Gli agricoltori spesso non fanno in tempo ad azionare gli irrigatori su una porzione di terreno, che nell'altra le piante soffrono già per il sole a picco. Per trovare una soluzione in questi casi tra i viticoltori è ormai una prassi consolidata anticipare la vendemmia. Tuttavia il nostro consiglio è quello di aspettare ancora, anche se si rischia di perdere del prodotto in più. L'uva non è sufficientemente matura per procedere alla raccolta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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