Il Tirreno

Pistoia

Non si ferma più la morìa delle imprese

Non si ferma più la morìa delle imprese

Negativo (-116) il saldo tra aperture e chiusure di aziende nei primi 6 mesi dell’anno: nessuna provincia toscana va così male

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Pistoia si conferma maglia nera in Toscana per numero di imprese che chiudono. La crisi morde soprattutto edili e commercio, ma non risparmia né l’agricoltura né il manifatturiero (che pur sembra aver superato il culmine della crisi e aver operato al suo interno una selezione di imprese che può sperare in una cauta ripresa).

I dati della Camera di commercio relativi ai primi sei mesi del 2012 fotografano una Pistoia annichilita, posizionata al gradino più basso dell’economica toscana, con numeri negativi nel rapporto tra avvii e cessazioni che non si avvicina nemmeno lontanamente alla penultima in classifica, Arezzo. Se per Arezzo il saldo è un -23, per Pistoia arriva a -116: 1.258 iscrizioni in Camera di Commercio, 1.374 cessazioni, con un tasso di crescita che si attesta al -0,3%.

La prima parte dell’anno mostra una regione economicamente più reattiva, tant’è che il saldo ha il segno meno solo in tre province su dieci: Pistoia, Arezzo e Siena (ma qui il rapporto tra nuove iscrizioni e attività cessate è negativo solo di due unità). Al contrario, bene Firenze, con un +344 e, in proporzione, anche Prato, con un +232. A livello regionale (non ci sono dati scorporati sull’andamento dei comparti nelle singole province), emerge l’estrema difficoltà delle costruzioni e del commercio (rispettivamente con un -153 e -127 tra nuovi ingressi e aziende che hanno gettato la spugna).

«Pistoia - spiega Simone Balli, presidente provinciale Confartigianato - è la provincia che investe meno, soprattutto per la difficoltà di accedere al credito».

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