Gioco
Bambini in affido «Ma siamo famiglie come tutte le altre»
Per aiutare chi si trova in difficoltà ci sono tante soluzioni «Ora questi ragazzi sono al centro della nostra vita»
PISTOIA. Diffidenza. È questa la prima sensazione che molte persone hanno quando si parla di affido. Lo ammette anche Paolo, mentre ci racconta quanta ne avevano lui e la moglie, all’inizio di un percorso a loro poco conosciuto, mentre erano proiettati verso l’adozione. Un percorso diverso che nasce dallo stesso sentimento: dare un contesto familiare a bambini e ragazzi che vivono un momento difficile.
«È vero che l’affido a differenza dell’adozione non è qualcosa di definitivo – racconta Paolo – fai crescere i bambini, gli dai sostegno e cure in modo incondizionato, sapendo che un giorno possono prendere la loro strada. Alla fine è l’aspetto più bello, anche se per molti è il più pauroso».
Paolo, un signore pistoiese che da 5 anni ha due bambini in affido, raccontandoci la sua esperienza per sensibilizzare su questa tematica, evidenzia quella che è la grossa differenza tra affido e adozione. Il rapporto con la famiglia del bambino da portare avanti. A superare quello che può sembrare uno scoglio – ci tiene a precisare Paolo – c’è il grosso lavoro del Centro affidi del Comune. «E’ l’interfaccia tra la famiglia e quella affidataria – dice – l’assistenza e il sostegno del Centro per me e mia moglie è stato determinante. Sono stati presenti nella risoluzione di tante problematiche. Per la mia esperienza, posso dire che Pistoia è all’avanguardia, che il Centro affidi fa davvero un ottimo lavoro e questo supporto deve far riflettere chi ha timore ad avvicinarsi all’affido».
In questi cinque anni la vita di Paolo e della moglie è cambiata: i loro due bimbi sono al centro della loro vita. Gli incontri con la famiglia ormai, dice, fanno parte della quotidianità come accompagnarli a scuola, dal dottore o fare una gita al mare. In più la loro esperienza li ha portati a girare la Toscana per spiegare cosa vuol dire “accogliere” bambini o ragazzi che stanno attraversando un momento difficile perché i propri genitori non possono occuparsi di loro e informare che ci sono molti modi per aiutare. Ci sono affidi per un giorno, per il fine settimana, per le vacanze. Fino agli affidi finalizzati al rientro in famiglia o quelli senza un tempo definito. Dietro ci sono famiglie e situazioni critiche per motivi diversi
. «Non tutte le situazioni – dice Paolo – sono come possiamo immaginare. Per questo invito tutti ad informarsi perché solo così, si può capire che tanti possono dare una mano. Invito a farlo soprattutto chi sta per intraprendere il percorso dell’adozione. L’affido può essere part- time, limitarsi a far fare ai bambini i compiti dopo scuola e riaccompagnarli a casa, come ci sono situazioni con pochi contatti con la famiglia».
Negli anni le problematiche delle famiglie sono cambiate. Se prima l’affido era soprattutto derivante da un disagio sociale, oggi si scontra con la grande precarietà economico- lavorativa che ricade sui bambini che hanno bisogno di un altro contesto positivo dove giocare, correre e studiare. Diritti fondamentali che non per tutti sono scontate. «Noi ci siamo avvicinati con diffidenza e anche pregiudizio – conclude Paolo – per poi capire che l’unico obiettivo è far crescere i bambini, dedicarsi a loro in modo incondizionato e fargli recuperare quello che hanno perso. Il resto passa in secondo piano e le problematiche sono né più, né meno quelle di tutte le famiglie».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google