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Pistoia

LICEO ARTISTICO

«Le aziende non ci cercano più»

«Le aziende non ci cercano più»

Sempre meno gli alunni diplomati che trovano lavoro a Quarrata

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QUARRATA. «Prima venivano almeno 3 o 4 ditte di Quarrata a chiedere i ragazzi ogni anno. Adesso non viene più nessuno».

Parla Paolo Lini, vicepreside del Liceo artistico Petrocchi di viale Montalbano e testimone di una “Città del mobile” in declino. Stavolta il punto di vista non è degli operatori del settore arredo – produttori e commercianti – ma di chi nutre boccioli per veder nascere rose. «A parte l’evidenza delle ditte che chiudono e della crisi economica in atto, i nostri alunni risultano sempre più che preparati e capaci. Le idee sono molte ma per realizzarle c’è bisogno di investire e questo sembra sempre più difficile».

Negli ultimi anni la percentuale degli studenti che dopo il diploma riesce a trovare lavoro nelle aziende locali del mobile è bassissima. Sono quasi esclusivamente i figli degli imprenditori, che prendono le redini dell’azienda di famiglia. Gli altri sono costretti a volare altrove. «Soprattutto nella grande distribuzione» spiega Lini, nei maxi store di arredamento, con mansioni diverse, che vanno dalla vendita alla progettazione.

Nei limiti della crisi occupazionale, Lini ribadisce che il liceo può realmente dare una prospettiva professionale ai ragazzi, tant’è che il numero di iscritti è in aumento, così come la percentuale degli studenti quarratini che restano a Quarrata, scegliendo, dopo le medie, le uniche superiori presenti in città. La differenza rispetto a qualche anno fa è che la prospettiva non è più all’interno delle ditte locali. Senza puntare al contratto, negli ultimi tempi la scuola ha registrato una drastica riduzione anche sotto il profilo delle collaborazioni. «Non ci parrebbe il vero di tornare ad avere relazioni con le aziende – continua il vicepreside – L’inserimento graduale nel mondo del lavoro e le esperienze dirette sono elementi preziosi per noi. Abbiamo i laboratori, ma senza il contatto con le imprese non possono essere sfruttati come vorremmo. Gli spazi ci sono, gli iscritti aumentano, i concorsi a cui partecipiamo testimoniano la presenza di risorse da utilizzare ma, purtroppo, la città non può rispondere. Le aziende non ci cercano più».(b.f.)

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