Sicurezza
L’esercizio fisico non è privilegio solo dei ricchi
In tempi di assoluta carenza di risorse è inevitabile che negli amministratori degli enti locali passi la tentazione di colpire proprio lo sport con i tagli più drastici. Una...
di MARCO INNOCENTI
In tempi di assoluta carenza di risorse è inevitabile che negli amministratori degli enti locali passi la tentazione di colpire proprio lo sport con i tagli più drastici. Una scelta che si può comprendere, ma non giustificare alla luce dell’indiscutibile funzione sociale (e salutistica, sia sotto l’aspetto fisico che mentale) che lo sport riveste.
Non desta scandalo soltanto il fatto che non ci siano impianti a norma nemmeno per gli atleti di discipline che portano il nome di Pistoia ai vertici delle Olimpiadi. Appare ancora più grave il fatto che sia ormai tacitamente accettato il principio che lo sport (con lodevoli eccezioni come il Tennis Cotti) è solo per i ricchi che si possono permettere i 20 e passa euro per un’ora di tennis, i 50 e più per un’ora di calcetto o gli abbonamenti da centinaia di euro per palestre e piscine private. Un po’ come sta accadendo per lo studio, i figli e i componenti delle famiglie abbienti si possono permettere una sana crescita fisica e mentale. Per gli altri non ci sono più nemmeno i campetti dell’oratorio, o i prati in cui si può almeno giocare a pallone, visto che la cementificazione li ha spazzati via. Inimmaginabili poi nuotate in piscina, partite a tennis o altre attività costose. In una società sana e giusta l’accesso all’attività sportiva deve essere invece per tutti. Gli amministratori non dovrebbero dimenticarlo mai.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google