Il Tirreno

Pistoia

Trova lavoro con lo yoga, ma in India

di Mariella Frosini
Trova lavoro con lo yoga, ma in India

«Lì uno stipendio mi permette di avere una casa mia, qui per aprire un centro ci vogliono troppi soldi»

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PISTOIA. Un incidente in moto, la riabilitazione e l’incontro con una disciplina antica di secoli, lo yoga, che l’ha spinta a partire da sola per l’India per imparare e adesso ce la riconduce come insegnante del corso di formazione per insegnanti di yoga di una grande scuola a Goa nel sud dell’India. Talvolta la vita vuole cambiare direzione e lo fa in maniera drastica, non senza dolore, ma è come se tutto seguisse un disegno preciso. Sembra questo il caso di Silvia Barbani una giovane pistoiese di 31 anni che a ottobre ripartirà per l’India, la culla dove lo yoga è nato e andrà ad insegnare, lei italiana, a insegnanti di yoga provenienti da tutto il mondo.

«Il mio nome è già nella lista degli insegnanti del sito internet dell’Oceanic yoga e meditation centre di Goa. In ottobre mi aspettano per l’inizio della stagione» spiega Silvia che inizia a raccontare la sua storia fatta di studio, passione e anche di tante occasioni strane che sembra la volessero portare proprio lì.

Tutto inizia con l’incidente in moto: «Mi stavo per laureare in Media e Giornalismo e avevo già iniziato a collaborare come addetto stampa di Legambiente regionale. Ma ero come frustrata lavoravo tanto senza vedere prospettive e non trovavo il modo per uscirne. Poi l’incidente mi ha costretta a letto per mesi con la gamba spezzata in tre punti, i dottori mi dicevano che non avrei più camminato bene. Ho perso il lavoro e la casa in affitto a Firenze ma ho preso la palla al balzo, talvolta non tutto il male viene per nuocere». Da sempre incuriosita dalle discipline olistiche, nel periodo di convalescenza, oltre a finire l’università laureandosi con 110 e lode, inizia a riprendere interessi che non aveva mai potuto coltivare e ad affiancare alle normali cure riabilitative, l’attività di yoga.

«Praticando yoga mi sono appassionata a questa disciplina – continua Silvia che si è rimessa completamente dall’incidente – e mi sembrava riduttivo non approfondire l’aspetto filosofico e spirituale, così con i pochi soldi dell’assicurazione ho deciso di fare un viaggio in India, dove la disciplina è millenaria ed è impensabile scindere l’attività fisica della Asana e quella meditativa. In India è una disciplina di vita, per insegnare Hatha yoga ad esempio devi essere vegetariano, possedere poche cose, non essere attaccato al lusso, non giudicare gli altri, insomma è quasi un praticantato monastico ma aperto a tutti». Tramite l’amico di un amico approda a Rishikesh, la capitale yoga nel mondo, la città santa dei saggi che si ritiravano nella foresta ai piedi dell’Himalaya, oggi sede di numerose scuole di yoga e lì incontra il suo maestro yogi Sondip. Per quattro anni ci torna con il visto turistico di tre mesi, il massimo concesso, per proseguire il percorso di apprendimento fino a fare il corso per insegnanti.

«In Italia facevo lavoretti occasionali per mettere da parte i soldi e ripartire fino a che non mi sono sentita pronta per insegnare. Così ho travato lavoro in una palestra di Pistoia. All’inizio ero un po’ scettica diffidavo dalla classica palestra di fitness ma il mio maestro mi ha sempre insegnato a considerare la mia una vocazione e per telefono mi disse che proprio nei posti più impensabili dobbiamo andare, così il messaggio arriva a chi ha più bisogno. Infatti è stata un’esperienza bellissima». Al momento di rinnovare il contratto con la palestra arriva una nuova opportunità: la Provincia bandisce un concorso per giovani donne laureate per fare uno stage di formazione all’estero inerente al proprio percorso professionale. Silvia ci prova con un progetto per imparare ad insegnare in inglese per operare in ambito internazionale, vince il concorso e riparte per l’India questa volta con un visto per nove mesi. «Pensavo che non mi avrebbero preso in considerazione, invece.

Così sono tornata alla mia scuola fino a dicembre poi però è iniziato il freddo e i turisti erano pochi. Un’amica mi ha invitata una settimana a Goa, una città molto turistica nel sud. I soldi della Provincia erano pochi e ho iniziato a fare un corso per turisti sulla spiaggia e la gente veniva – continua a ricordare Silvia - Una mattina un signore indiano era intento a guardarmi, pensavo volesse iscriversi. Invece era il manager dell’Oceanic yoga e meditation centre. Mi ha detto “Mi piace come insegni, cerchiamo un insegnante per la formazione degli insegnanti ma devi chiudere questo corso”. Così ho continuato il progetto della Provincia a Goa e alla fine dei nove mesi mi hanno proposto di tornarci a lavorare per la prossima stagione. Più internazionale di così…». Per Silvia comunque la scelta non è facile. «Oggi vivo nella flessibilità e nella incertezza più totale. In India non ci sono garanzie ma lo stipendio mi permette di avere una casa mia, mentre in Italia per aprire un centro ci vogliono troppi soldi e da sottoposta, gli stipendi dei contratti sono miseri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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