Il Tirreno

Pistoia

Interrogato per ore Carlo Alberto Diddi

di Massimo Donati
Interrogato per ore Carlo Alberto Diddi

L’imprenditore ai domiciliari per l’inchiesta Untouchables aveva chiesto di parlare col pm dopo l’arresto del figlio

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. A tre giorni dall’arresto del figlio Cristian, colpito da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, interrogatorio fiume ieri in procura per l’imprenditore Carlo Alberto Diddi.

Per oltre due ore e mezzo in mattinata e quasi altrettante nel pomeriggio, assistito dal suo legale Cecilia Turco, l’ottantenne decano degli imprenditori pistoiesi, che si trova agli arresti domiciliari dall’11 giugno scorso, è stato ascoltato dal sostituto procuratore Francesco Sottosanti, pm titolare dell’inchiesta “Untouchables”. Un interrogatorio chiesto (pare con urgenza) dallo stesso difensore dopo che nei confronti di Cristian Diddi è scattato l’aggravamento della misura cautelare, deciso dal gip del tribunale dopo le minacce che l’indagato (che aveva ottenuto la liberazione dopo la mitigazione degli arresti domiciliari nell’obbligo di dimora) sembra abbia rivolto, in Comune, ad uno o più dipendenti dell’ufficio protezione civile: un comportamento considerato dal giudice come un tentativo di inquinamento delle prove.

Carlo Alberto Diddi, in sede di interrogatorio di garanzia subito dopo il suo arresto, si era avvalso, così come il figlio, della facoltà di non rispondere. Ieri invece ha risposto per ore alle domande del magistrato. Sul contenuto dell’interrogatorio c’è il massimo riserbo. Certo è che l’anziano imprenditore ha voluto chiarire la sua posizione e quella del figlio Cristian in veste di soci della Diddi Carlo Alberto sas, mentre non è possibile sapere se abbia scelto o meno la via della collaborazione per far luce sulle vicende che sono al centro dell’inchiesta Untochables.

Ad essere arrestati l’11 giugno scorso per associazione a delinquere, corruzione aggravata e turbativa d'asta erano stati in 23. In carcere erano finiti l'esponente socialista Roberto Riccomi, il responsabile lavori pubblici del Comune di Pistoia Marcello Evangelisti, l'ex responsabile tecnico della Provincia Paolo Mazzoni, il direttore del Consorzio di bonifica Padule di Fucecchio Franco Fambrini, il dirigente del Comune di Piteglio Mauro Filoni e gli imprenditori Giordano Rosi, Roberto Vescovi, Paolo Conti, Angiolo Orsi Spadoni, Riccardo Ponticelli e Roberto Mannelli. Ai domiciliari altri nove imprenditori (Michele Vescovi, Carlo Alberto Diddi, Cristian Giovanni Diddi, Amos Chelucci, Patrizia Natalini, Riccardo Vespignani, Alessandro Ponticelli, Francesco Flori, Vincenzo Guarino), il direttore generale della Provincia di Lucca Riccardo Gaddi, il funzionario della Spes Paolo Tondini e il responsabile dell'ufficio viabilità del Comune di Pistoia Stefano Meoni.

Come soci della Diddi Carlo Alberto sas, secondo la procura padre e figlio avrebbero avuto costanti rapporti con amministratori pubblici (tra cui Marcello Evangelisti, ex dirigente del servizio lavori pubblici del Comune di Pistoia) ai quali avrebbero offerto «pranzi, cene o altre regalie o utilità ottenendo in tal modo alcune tra le gare pubbliche più importanti indette dagli enti locali nel territorio pistoiese».

L'inchiesta ha messo sotto osservazione anche alcuni appalti assegnati dalla Spes, l'azienda per l'edilizia pubblica. La procura ipotizza che Carlo Alberto Diddi e il figlio avessero trovato il modo di sovrafatturare i lavori eseguiti per la Spes, contando evidentemente sulla complicità del funzionario della società Paolo Tondini. Secondo gli inquirenti, poi, il ricavato finiva per metà allo stesso Diddi, per l'altra metà al funzionario infedele. Diddi, nelle intercettazioni, lo chiama “sistema dell'obolo”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa