Il Tirreno

Pistoia

Untouchables, Cristian Diddi in carcere

di Massimo Donati
Untouchables, Cristian Diddi in carcere

Accusato di aver minacciato alcuni dipendenti comunali, per il pm c’è il rischio di inquinamento delle prove

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PISTOIA. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pistoia ha disposto la misura di custodia cautelare in carcere per Cristian Diddi, uno degli imprenditori coinvolti nella maxi inchiesta pistoiese sugli appalti truccati che lo scorso 11 giugno portò all’arresto di 23 persone, tra dirigenti pubblici, imprenditori e politici.

Diddi era, fino a mercoledì mattina, sottoposto all’obbligo di dimora dopo aver ottenuto la revoca degli arresti domiciliari. L’aggravamento della misura sarebbe stata chiesta dal pm e concessa dal gip dopo che l’imprenditore si sarebbe reso responsabile di minacce nei confronti di uno o più dipendenti comunali, quando, alcuni giorni fa, si è recato negli uffici della Protezione civile. Il rischio paventato dal giudice è quello dell’inquinamento delle prove, come se quelle minacce a lui attribuite (agli atti ci sarebbero delle testimonianze di persone presenti nell’ufficio) potessero essere intese come un tentativo di intimidazione per influire sull’esito dell’indagine.

Il pm titolare dell’inchiesta, Francesco Sottosanti, valutato l’accaduto, ha ritenuto che ci fossero gli estremi per chiedere al giudice delle indagini preliminari l’aggravamento della misura cautelare nei confronti dell’indagato. Mercoledì mattina Cristian Diddi è stato così arrestato e trasferito nel carcere di Santa Caterina in Brana.

Insieme al padre Carlo Alberto, Cristian Diddi è accusato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d’asta. Come soci della Diddi Carlo Alberto sas, avrebbero avuto continui e costanti rapporti con amministratori pubblici (tra cui Marcello Evangelisti, ex dirigente del servizio lavori pubblici del Comune di Pistoia) ai quali avrebbero offerto «pranzi, cene o altre regalie o utilità… ottenendo in tal modo alcune tra le gare pubbliche più importanti indette dagli enti locali nel territorio pistoiese».

Per quanto riguarda i favori ad Evangelisti, il pm, nelle sue accuse, parla di passaggi in macchina, fornitura di materiali edili «nonché l’esecuzione di lavori di ristrutturazione presso la sua abitazione».

Tra gli episodi di corruzione attribuiti a padre e figlio, quello di aver dato denaro a un dipendente della Spes (Paolo Tondini) al fine di ottenere delle sovraffatturazioni dei lavori di manutenzione sulle case popolari effettuati dopo essersi aggiudicati le relative gare.

Intanto, il tribunale del riesame di Pistoia ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Alberto Russo, difensore di un altro degli imprenditori arrestati l’11 giugno, Riccardo Vespignani: gli assegni e gli immobili sottoposti a sequestro preventivo sono stati restituiti. I giudici hanno accolto la tesi dell’erroneità del metodo di calcolo dell’eventuale profitto tratto dall’imprenditore (profitto al quale deve essere commisurato il valore dei beni sequestrati) e hanno assorbito nel loro provvedimento le censure poste dal legale sull’insussistenza di gravi indizi di colpevolezza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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