Il Tirreno

Pistoia

«Le porte e la piazza, simboli di Pistoia»

«Le porte e la piazza, simboli di Pistoia»

L’omelia di Bianchi: «La festa ogni anno ci lancia la sfida, per diventare la città che vorremmo essere»

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PISTOIA. Simboli della città e della festa di San Jacopo, la porta (quella che contraddistingue i quattro rioni) e la piazza, sono state al centro dell’omelia del vescovo Mansueto Bianchi di fronte ad una cattedrale gremita di rionali, cittadini e turisti sotto le bandiere e i colori della festa calati dagli arredi sacri della chiesa. Un’unicum da cui si capisce l’unione indissolubile tra il culto e la tradizione popolare legata alla festa per il santo patrono di Pistoia che, dice il vescovo, tutti gli anni arriva per lanciare “la sfida” alla città, per «indicare la strada che non fallisce la meta».

La tensione e la sfida sono quelle tra «città negata e città sperata, quella tra la Pistoia che non dobbiamo essere e la Pistoia che vogliamo diventare», dice Bianchi. Attraverso i simboli della porta e della piazza, il vescovo ha spronato la città a rispondere alla crisi economica e lavorativa con il “noi”, con l’apertura al prossimo. Un lungo discorso che dal generale si è spesso calato nel particolare, tirando in ballo associazioni di categoria ed enti perché lavorino per obiettivi comuni, per «promuovere il valore sociale dell’impresa che non è nemico del valore economico». Bianchi parla direttamente anche alle banche, specie quelle di gravitazione ed origine cattolica, perché «escano da atteggiamenti autoprotezionistici» e rispondano dando fiducia ad aziende e famiglie che «hanno bisogno di finanziamenti o di rinegoziare quelli ottenuti per evitare la chiusura, la perdita di lavoro, lo sgretolamento familiare».

Parole dirette, senza mediazioni, che piovono anche sulla classe politica a cui Bianchi non risparmia nulla, nonostante le sue parole schivino in pieno il vento dell’antipolitica e siano un richiamo a non «perdere l’ultimo treno» per riacquistare fiducia dai cittadini, «essendo simbolo di quelle rinunce che si chiedono al popolo».

Tornando sull’immagine di apertura che dà la porta, Bianchi ha chiesto agli amministratori di uscire dalle proprie «cittadelle chiuse, autoreferenziali e, qualche volta perfino corrotte» e proprio qui nel richiamo più duro fatto alla politica, il vescovo lega la necessità di un severo giudizio che la Chiesa deve avere per certi propri comportamenti lontani dal Vangelo. Al neo sindaco Bertinelli, alle altre autorità il vescovo affida la missione di lavorare per una città sviluppata su un progetto di umanità.(e.p.)

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