Il Tirreno

Pistoia

«La Pesce non ha agito con malvagità»

di Luca Giuntin
«La Pesce non ha agito con malvagità»

Processo Cip Ciop, l’arringa dell’avvocato della maestra, Alberto Rocca: «Chiedo una pena che consenta il reinserimento»

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GENOVA. «La mia assistita non ha agito con malvagità. Per lei chiedo una pena che consenta il reinserimento attraverso lavori utili per la collettività». Lo ha detto l'avvocato Alberto Rocca del Foro di Pistoia che, insieme a Stefano Bigliazzi di Genova, difende Elena Pesce, la bidella (improvvisata maestra), accusata con Anna Laura Scuderi, titolare del Cip Ciop, di maltrattamenti in concorso ai bimbi ospiti dell'asilo, aggravati dalle lesioni psichiche gravi. Il pm Silvio Franz aveva chiesto sei anni per la Pesce e otto anni per Anna Laura Scuderi.

Il 27 giugno avevano esposto le tesi difensive davanti al gup Roberto Fucigna i legali di Anna Laura Scuderi, Alessandro Mencarelli e Stefano Panconesi del Foro di Pistoia. I due avvocati, e con loro Bigliazzi, hanno sollecitato «una pena equa, non esemplare». «Non è in discussione il fatto - è la premessa degli avvocati difensori - ma si può discutere la pena. Quella chiesta dalle parti civili e dal tam tam mediatico è esemplare, e non equa».

Sulla base delle attenuanti generiche «e per il comportamento processuale tenuto, la volontà risarcitoria sfociata nel risarcimento, anche se modesto, sulla base delle proprie possibilità, alle famiglie dei bambini a cui sono state riconosciute lesioni psichiche gravi, e l’incensuratezza delle assistite», è stata chiesta l’applicazione delle attenuanti generiche, che andrebbero a riequilibrare l’aggravante delle lesioni contestate dal pm Franz nel settembre 2011, dopo la presentazione della perizia dei consulenti del tribunale genovese sui bambini delle 24 famiglie costituitesi parti civili.

L’avvocato Rocca aveva chiesto, e ottenuto, il rinvio per l’esposizione delle propria arringa a causa di precedenti, improrogabili impegni, al 25 luglio. «Nel video - ha detto ieri Rocca - ci sono dei passaggi dove la Pesce oltre ad accudire i bambini, in certi casi li baciava. Quindi non agiva con malvagità ma perché perdeva il controllo e, in questo, ovviamente, sbagliava». Il legale ha riferito che la Pesce era stata assunta come ausiliare in prova e, di conseguenza, non era in grado di assumersi delle responsabilità. «Il suo compito era quello di occuparsi del mantenimento delle condizioni igieniche e ambientali dell'asilo» e ha sottolineato: «Nessuno nega che siano avvenuti alcuni episodi ma per la Pesce possiamo parlare di dolo eventuale. La Pesce - ha affermato - ha subìto una gogna mediatica» .

Il processo è stato rinviato al 23 ottobre. La sentenza è attesa per la fine dell’autunno.

Tiziana Gori

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