Il Tirreno

Pistoia

La crisi rilancia i mercatini dell’usato

La crisi rilancia i mercatini dell’usato

Se ne trovano sia in franchising che di proprietà Dove sono e quanto si ricava dalla vendita

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Il vestito che non sta più, l’elettrodomestico passato di moda, il mobile ereditato che non trova posto nemmeno in garage. Perché lasciare che gli oggetti si accumulino uno sopra l’altro, lasciandoli inutilizzati per anni a prender polvere in armadi e soffitte, quando dalla loro vendita è possibile ricavare un po’ di euro?

La crisi economica può aguzzare l’ingegno, o almeno aiutare a considerare le cose da un punto di vista diverso: così suppellettili, mobili e quant’altro acquistano una seconda vita, e finiscono tra gli scaffali dei mercatini dell’usato dove vengono venduti a prezzi competitivi.

Con un doppio vantaggio: il cliente si libera di oggetti scomodi e inutilizzati e dalla vendita ricava un buon guadagno.

Un fenomeno in continua crescita anche a Pistoia: in città i mercatini dell’usato si sono moltiplicati negli ultimi anni in concomitanza con l’acuirsi della crisi economica, con punti in franchising (in via Volta a Sant’Agostino) o di proprietà (“Nonna Iole” davanti alla caserma Marini, il Suk a Bottegone, il Rigattiere a Serravalle) spesso in grandi capannoni riconvertiti dopo un’attività poco redditizia.

Il mercato dell’usato infatti va a gonfie vele e ci si trova di tutto: dall’arredamento al vestiario, dai quadri alle batterie di pentole, dai televisori ai santini, dall’oggettistica a pezzi di modernariato passando per articoli ingombranti come cric per motociclette e banchi da falegnameria. Un mondo variegato di oggetti utili o meno utili ma che possono attrarre l’attenzione di appassionati.

«Siamo aperti da quattro mesi e gli affari vanno molto bene – affermano Filippo e Ibra del “Suk” di Bottegone – I clienti portano merce che non usano più, e se un tempo la buttavano, adesso con la crisi che c’è, preferiscono metterla in vendita e sperare di ricavarne qualche soldo. Sono sempre di più le persone che a cadenza settimanale vengono a trovarci per portare articoli di ogni tipo e informarsi se la loro merce nel frattempo è stata venduta».

La merce viene acquistata in conto-vendita. Se l’articolo viene venduto entro 60 giorni, il cliente percepisce il 50% del prezzo di vendita pattuito. In alcuni mercatini la percentuale sale però anche al 65%.

Dal 61° giorno la percentuale di ricavo scende al 20-30%. Il pagamento viene saldato entro 15 giorni del mese successivo alla vendita.

Generalmente i prezzi sono inferiori del 70-80% rispetto ai prezzi di mercato. Sulla valutazione influisce molto la qualità e lo stato di conservazione dell’articolo.

Lo scoglio principale sta nell’accordarsi con il cliente sul prezzo al quale vendere la merce: bisogna trovare un punto d’equilibrio che consenta un margine di guadagno a entrambe le parti e che allo stesso tempo fissi un prezzo inferiore a quello di mercato.

Qualche esempio: mobili antichi a 600 euro, cucine complete a 900 euro, occhiali da sole di marca a 40 euro, frigoriferi a 150 euro, scarpiere a 20 euro, passeggini per bimbi a 40 euro, vestiti, scarpe e cinture a prezzi inferiori rispetto a quelli applicati nel mercato rionale.

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