Trasporti
Settanta posti a rischio alle Poste
Proteste dei sindacati, a rischio circa 70 posti di lavoro: Cgil e Cisl si oppongono alla chiusura degli uffici postali sulla montagna pistoiese
PISTOIA. Proteste dei sindacati, a rischio circa 70 posti di lavoro: Cgil e Cisl si oppongono alla chiusura degli uffici postali sulla montagna pistoiese. Entro il 31 dicembre 2012 Poste Italiane chiuderà nella provincia 24 uffici e 5 verranno razionalizzati, cioè aperti a giorni alterni. Infine, verranno tagliate 31 zone di recapito: si prospetta un superlavoro per i postini della montagna, che dovranno consegnare la posta in molte più zone di quelle fin ora coperte.
Poste Italiane, da parte sua, ha promesso che nessun dipendente verrà licenziato. Il ridimensionamento tuttavia coinvolgerà 31 lavoratori di recapito e 24 impiegati agli sportelli degli uffici, che potrebbero essere trasferiti altrove sul territorio Italiano. A questi vanno aggiunti 13 lavoratori della Transystem, agenzia che si occupava della posta raccomandata per conto di Poste Italiane, che dallo scorso 2 luglio sono in cassa integrazione. Poste mobile si sta attenendo ad un decreto ministeriale, che prevede la presenza di almeno un ufficio per ogni comune: ad essere soppressi sono tutti gli uffici di piccole località.
«Siamo preoccupati non solo dal punto di vista occupazionale, ma anche sociale – dichiara Gianluca Balli, segretario delle comunicazioni Cgil – la montagna infatti è abitata in gran parte da anziani, spesso sprovvisti di mezzi di trasporto privati. Noi, come sindacati, respingiamo in toto il progetto e ci opponiamo a questi tagli grossolani».Giuseppe Totaro, segretario lavoratori poste Cisl, aggiunge: «Vogliamo coinvolgere l'opinione pubblica e le autorità competenti. Non ci spieghiamo il perché dell'esigenza del risparmio, Poste Italiane è un'azienda che vanta ottimi ricavi, dovrebbe svilupparsi e non ridimensionarsi o addirittura chiudere uffici».
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