Il Tirreno

Pistoia

Rischio alluvioni, vincolati 38 km quadri

di Fabio Calamati
Rischio alluvioni, vincolati 38 km quadri

Il nuovo Piano assetto idrogeologico è più severo del precedente. L’Autorità di bacino riapre alle osservazioni

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PISTOIA. A fare i conti è stato Fiorello Gori, tecnico dell’associazione produttori del verde Moreno Vannucci: la parte della piana pistoiese destinata a ricadere sotto i vincoli idrogeologici più pesanti passa da 26,7 a 38 chilometri quadrati. Praticamente tutta l’area compresa tra il torrente Ombrone e l’autostrada A11, più diverse altre zone della piana sono state “congelate” dall’Autorità di bacino dell’Arno, rendendo assai difficile realizzare nuove costruzioni o ampliamenti delle attività produttive esistenti. L’incremento della superficie vincolata è stato del 46% circa. Non c’è da stupirsi che le associazioni agricole e vivaistiche siano molto preoccupate per il nuovo Pai (piano assetto idrogeologico) la cui bozza, messa a punto dall’Autorità di bacino sulla scorta di osservazioni più precise del territorio, è già consultabile sul sito internet dell’Autorità guidata da Gaia Checcucci. Semplificando molto la questione, il Pai non impedisce – in realtà – nuovi insediamenti. Ma li subordina alla realizzazione di opere (tipicamente, le casse di espansione) che riducano il rischio idraulico nella zona su cui si vuole intervenire. Opere che sono però in genere piuttosto costose.

Nei giorni scorsi il direttore di Coldiretti, Francesco Sossi, aveva dato voce alle preoccupazioni di tutti, sostenendo che , di fatto, il nuovo Pai «significa lo stop allo sviluppo, con grande preoccupazione per la sopravvivenza delle nostre aziende, in un settore che richiede continui investimenti e innovazione per reggere la concorrenza». Le associazioni agricole lamentano anche il fatto di non essere state coinvolte dagli enti locali quando erano ancora aperti i termini per presentare osservazioni al nuovo Pai.

Il conteggio esatto dell’incremento della superficie vincolata è emerso nel corso della riunione della seconda commissione del consiglio comunale (presidente Alessandro Capecchi, Pdl) , convocata nei giorni scorsi proprio per fare il punto della situazione, con la presenza delle associazioni di categoria, degli assessori comunali Tuci e Lombardi, dei rappresentanti della Provincia, dei tecnici di Regione, Autorità di bacino, Consorzio Ombrone, degli ordini professionali e delle associazioni ambientaliste. Insomma, tutte le voci in capitolo.

Nel corso della riunione i rappresentanti delle aziende vivaistiche hanno confermato tutte le loro preoccupazioni, anche se l’assenza del tecnico regionale ha impedito di fare chiarezza sull’interpretazione più o meno restrittiva di alcune norme.

Per ridurre drasticamente il rischio idraulico sulla piana occorrerebbero opere di grande portata, molte delle quali andrebbero realizzate sulle colline (ad esempio piccoli invasi per trattenere l’acqua in alto in caso di forti precipitazioni). Ma questi interventi – almeno al momento – non sono in programma. La buona notizia per le aziende della piana è però la conferma che l’Autorità di bacino ha riaperto i termini per presentare osservazioni tecniche al nuovo Pai. Se cioè un privato, consultando la mappa del rischio idraulico, trova errori o incongruenze, può segnalarlo entro il 10 settembre all’Autorità di bacino, anche se i tempi per le osservazioni sarebbero già scaduti.

Nel corso della riunione è emerso un altro punto debole della piana dal punto di vista idrogeologico: gli argini di alcuni corsi d’acqua, segnatamente il Brusigliano, che sarebbero considerati troppo deboli per reggere ondate di piena di una certa entità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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