Il Tirreno

Pistoia

Cento e lode, ma non è un secchione

di Bernardo Carradori
Cento e lode, ma non è un secchione

Premiato come miglior studente della provincia, sta per diventare un altro cervello in fuga all’estero

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PISTOIA. Se non mancano le polemiche su come è strutturato l’esame di maturità e sui criteri di valutazione che portano al voto finale, spesso ritenuto ingiusto dagli studenti, c’è anche chi è più che soddisfatto di come sono andate le cose. È ovviamente il caso dei “centisti”, come Pierfranceso Mei: unico ad ottenere 100 con lode alla maturità classica. Da record il suo curriculum: una pagella come non se ne vedevano da anni (tutta decine tonde tonde), a 16 anni vincitore del certamen nazionale di latino e premio del Rotary come miglior studente della provincia.

È davvero “umano” come i suoi coetanei o è un robot scolastico? Nonostante le premesse, non è il solito secchione: non porta occhiali spessi come fondi di bottiglia, non è malaticcio, pallido e gracilino per aver rinunciato alla luce del sole in favore di uno studio matto e disperatissimo.

Il tuo 100 e lode è il coronamento di un lungo percorso: cosa provi dopo l’esame?

«Sono molto contento del risultato; penso che questo non sia solo un traguardo, ma anche un punto di partenza per cominciare gli studi all’università. Credo che la scuola sia una palestra per la vita, che ci aiuta a confrontarci con obblighi e doveri. Guardando indietro gli sforzi sembrano quasi piacevoli, e sono felice di aver rinunciato ad un po’ di svago per raggiungere questo obiettivo».

Cosa invece hai preservato per il tuo tempo libero?

«Non credo in uno stile di vita basato solo sui libri. Il riposo e lo svago sono necessari quanto lo studio e l’applicazione. Ho cercato di mantenere un equilibrio tra lavoro e divertimento. Gioco a tennis e suono il pianoforte, seguo la politica internazionale e leggo molto. Poi faccio le stesse attività dei miei coetanei: esco con gli amici, vado al cinema e mi piace viaggiare».

Cosa sceglierai per l’università? E dove andrai a studiare?

«Sto valutando varie offerte da prestigiose università inglesi, e dalla Bocconi per studiare filosofia politica ed economia».

Com’è nata l’idea dell’Inghilterra? Partecipi alla fuga dei cervelli?

«Non so se è una fuga, ma certamente non nasce come tale. Per un ragazzo con delle qualità in Italia la strada è molto dura. Qua è difficile essere valorizzato. Non vado in cerca del successo assicurato, ma di certo l’Inghilterra apre molte più porte».

Fa discutere la polemica su come è organizzato l’esame di maturità e sui criteri di valutazione. C’è chi ritiene che favorisca i furbi e penalizzi chi, pur non essendo un genio, ha comunque un curriculum ragguardevole. Qual è il tuo giudizio?

«Posso capire il malumore. Qualcosa effettivamente andrebbe migliorato, ma la maturità resta uno specchio fedele del percorso scolastico di cinque anni. L’esame non è certo una questione di caso o di fortuna, e non si può dire che i furbi abbiano la meglio. Il format è giustoe adatto a valutare i ragazzi, se i problemi esistono non sono legati alla struttura delle prove, ma al conteggio dei meriti derivati dagli anni precedenti. L’unica cosa che cambierei è la scarsa influenza (appena il 25%) del credito accumulato in precedenza. Per me la maturità non è affatto diseducativa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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