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Pistoia

Tanti studenti delusi: «Maturità, premiati i più furbi»

Tanti studenti delusi: «Maturità, premiati i più furbi»

Delusione e sconcerto per l’esito finale degli esami: «Una formula sbagliata e diseducativa»

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Una maturità diseducativa, troppe incongruenze. E un metro non equo e aleatorio nella valutazione dei ragazzi: insomma l’esame è mal strutturato.Questo il giudizio di molti studenti appena usciti dalle scuole pistoiesi. Piovono critiche da frequentanti di tutti gli istituti: la fortuna, l’assenza di scrupoli, l’abilità nel copiare e i punteggi falsati rendono la maturità un esame diseducativo. Quest’anno l’affissione dei risultati ha lasciato l’amaro in bocca a parecchi studenti, i quali non ritengono il voto finale adeguato al loro lavoro di cinque anni. Il malcontento è trasversale, dai licei e dai professionali si levano voci di dissenso sul metodo seguito nel giudizio. Il problema principale, a detta di molti, sorge dallo scarso peso dato al rendimento complessivo di ogni alunno: il voto dipende per il 75% dalla prestazione all’esame e appena per il 25% dal credito accumulato.

«Avevo la media del sette, però ho preso lo stesso voto di chi rischiava di perdere l’anno, ma è riuscito copiare – commenta amareggiato Mario Iodice, della terza D del liceo classico – è frustrante non vedersi riconoscere i propri meriti».

Troppa rilevanza ha inoltre il fattore fortuna, che può determinare un ottimo voto per chi invece non lo merita. Variabili come il caso, l’ansia e l’emotività sembrano contare più del curriculum scolastico costruito negli anni.

«Nessuno tiene conto dell’emozione e della pressione cui viene sottoposto un ragazzo che vuol fare bene, e si finisce per avvantaggiare quelli che non hanno niente da perdere. Quindi in tanti, come me, sono rimasti delusi dall’esito finale» nota Alice Rustici, della 5° C liceo linguistico.

Sulla stessa scia, c’è chi sostiene che a subire il maggior danno è lo studente medio: se si alzano i voti di chi rischia la bocciatura, tutti i voti dovrebbero salire in base alla logica di un giudizio uniforme ed equo.

Invece il sistema attuale non pare tener conto di chi ha sempre svolto il proprio dovere, con buoni risultati per tutto il corso di studi.

«Ho visto disparità e atteggiamenti diversi nei confronti degli esaminandi – racconta Carolina Bindi, della terza liceo classico – sono stati premiati i fannulloni».

Nel mirino degli intervistati cadono anche le commissioni provenienti dalle altre scuole, a detta di alcuni inadatte ad inquadrare i maturandi.

«E’ difficile per insegnanti esterni giudicare ragazzi che non conoscono, ma soprattutto entrare in un contesto di cui sanno poco o nulla, in particolare se provengono da scuole ad indirizzo totalmente diverso», afferma Edoardo Zanon, della quinta D dell’istituto alberghiero. Ogni prova scritta infine ha un punteggio che va da zero a quindici; tuttavia la sufficienza si ottiene a partire dal dieci. Secondo i ragazzi, è questo un altro tra i motivi che determinano l’assenza di meritocrazia e la mancanza di un’equa distribuzione dei punti nel voto di maturità: un margine così basso non differenzia i buoni voti dalle insufficienze.

«Penso che la scala di valutazione delle prove sia del tutto sbagliata, la sufficienza dovrebbe essere raggiunta a otto su quindici, visto che dieci è ben oltre la metà dei punti disponibili» suggerisce Giulia Aiardi, della quinta liceo scientifico.

In molti studenti appena diplomati prevale insomma la sensazione che all’esame sia prevalsa di più la preoccupazione di evitare bocciature che non quella di differenziare le valutazioni e riconoscere i meriti di chi ha sempre studiato per cinque anni con risultati positivi, medie e crediti che avrebbero meritato voti più alti, con una giusta proporzione e differenziazione rispetto ai 60 o poco più di chi ha fatto decine di giorni di assenza, ha saltato costantemente interrogazione e compiti, anche negli ultimi giorni, quando i professori – in ritardo sul programma – continuavano a interrogare e fare verifiche invece di dare il tempo agli studenti di ripassare e prepararsi bene all’esame.

«D’altra parte l’interesse degli istituti – fanno notare altri studenti – è quello di non perdere iscritti e troppe bocciature o mancate ammissioni spaventerebbero. Ma così come è concepito oggi l’esame di maturità non raggiunge certamente gli scopi educativi che dovrebbe avere. Troppi ragazzi in gamba, preparati e seri escono dal quinto anno con la sensazione che sia meglio essere furbi e scaltri che studiare e formarsi».(c.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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