Sicurezza
L’abusivismo affonda gli hotel in crisi
Grido di allarme da Confindustria: «Controlli e sanzioni o chiudiamo tutti». Concorrenza sleale anche per i viaggi
PISTOIA. Nel periodo in cui la crisi si acuisce mettendo sempre più in difficoltà il settore alberghiero (aumentano le attività che non sono più in grado di pagare gli affitti e si susseguono le chiusure, anche di strutture importanti) un’altra piaga toglie il sonno ai titolari delle aziende in regola: l’abusivismo. Basta andare su Internet per rendersi conto di quante offerte ci siano di camere, bed and breakfast, case e altre strutture ricettive che, mettendosi direttamente in contatto con il cliente, fanno concorrenza sleale, frodando il fisco. Scoprire gli abusivi non sarebbe difficile, ma non sembra che finora il problema sia stato preso di petto. A Lucca, ad esempio, Camera di Commercio, Provincia e Finanza hanno istituito una task force che in poco tempo ha scoperto una gran quantità di abusivi, costringendoli a regolarizzarsi o sanzionandoli. A Pistoia invece l’abusivismo prospera. Pressante dunque l’appello a intervenire che arriva dal forum organizzato da Il Tirreno e dalla Confidustria sui problemi del turismo. È il presidente di Confindustria Turismo, Riccardo Chelucci, che lancia l’allarme citando un dato che fa riflettere: in Toscana ci sono 14 mila strutture ricettive ufficiali e altrettante abusive. «Un grande problema che avvelena la concorrenza e contribuisce, insieme alla crisi, a far chiudere molti alberghi – spiega Chelucci –. Anche a Pistoia non mi stupirei se i posti letti al nero avessero già superato quelli ufficiali. Dal 2005 ad oggi nel pistoiese hanno chiuso i battenti 100 hotel, l’ultimo in ordine di tempo il Villa Basilewsky a Cutigliano, un quattro stelle che qualche anno fa si era completamente ammodernato per rispettare le più recenti normative. Gli imprenditori investono nelle proprie strutture, tra mille difficoltà cercano di adeguarsi alle normative per quanto riguarda la sicurezza e la certificazione degli impianti, ma molto spesso non riescono ad andare avanti e chiudono. Gli esercenti abusivi del rispetto della legge se ne infischiano, per la normativa è come se non esistessero. Invece sono alberghi, bed and breakfast, ostelli fantasma, strutture non censite dall’anagrafe provinciale, che offrono camere a prezzi concorrenziali, obbligando chi è in regola a praticare tariffe inferiori a quelle previste».
Gli alberghi di qualità, prosegue Chelucci, «sono spesso costretti ad applicare prezzi di un 2-3 stelle se vogliono restare sul mercato, ma così facendo i loro ricavi diminuiscono drasticamente e non reggono. L’anno scorso, proprio di questi tempi, in vista del Blues, vicino alla stazione si trovavano dei volantini che sponsorizzavano un ostello che offriva camere a 8 euro. L’ostello aprì il venerdì e chiuse il lunedì, finito il festival». Proprio per evitare che si ripresentino casi di ostelli “a tempo” come quelli denunciati da Chelucci, e più in generale per combattere l’abusivismo ricettivo, Confindustria Turismo chiede maggiori controlli e sanzioni: «Si potrebbe cominciare incrociando i dati delle strutture registrate dalla Provincia con quelle che si trovano sul web» conclude Chelucci.
A subire danni dall’abusivismo sono anche le agenzie di viaggio, come spiega Moreno Scoscini, responsabile del settore per Confindustria: «Ci sono organizzatori di viaggi abusivi che mettono gente su pullman senza rispettare le norme in materia di assicurazione e le altre regole della materia. Rischiano, non pagano le tasse e mettono in difficoltà le agenzie regolari. I controlli non sarebbero difficili: basta prendere i volantini che distribuiscono nei bar e per strada, o controllare i pullman in partenza ai caselli autostradali. Finora però questi controlli non li abbiamo visti».
(Pagina a cura
di Marco Innocenti)
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