Attenzione
Una folla commossa per l’addio a Matteo
Gremita la chiesa del Belvedere per i funerali del giovane morto in moto sulla Porrettana
PISTOIA. Mani sul manubrio, gas e il corteo si muove. Nella lunga fila di moto che segue l’auto funebre verso il cimitero comunale c’è anche Raffaele Moscagiuri, padre di Matteo, sopra il suo scooter. Sul dietro della canotta bianca che indossa ha stampata una foto del figlio accanto alla sua Ducati rossi. Ce l’hanno anche tanti altri amici. Magliette bianche con la foto e una scritta: “Per sempre nei nostri cuori”.
Era stracolma la chiesa del Santo cuore immacolato di Maria (meglio conosciuta come chiesa del Belvedere, dal quartiere in cui è situata) per l’ultimo saluto a Matteo Moscagiuri, il ventenne morto sabato pomeriggio in un incidente di moto sulla Porrettana. Centinaia di persone, soprattutto ragazzi della sua età. In tanti hanno atteso fuori dal sagrato, fumando e stringendosi tra loro, e parlando. In tanti sono entrati in chiesa, formando una barriera protettiva intorno alla mamma di Matteo, Cinzia Corsini, infermiera nel reparto di rianimazione del Ceppo, al padre Raffaele, muratore, e alla sorella diciottenne Francesca.
Matteo Moscagiuri è stato vestito per l’ultimo viaggio con la tuta da motociclista. I motori erano la sua passione, lo erano sempre stati, sin da quando, come ricordano alcuni amici su Facebook, si divertiva a fare impennate sui “cinquantini”.
Nella sua omelia, don Roberto Breschi, parroco di Belvedere, ha posto una riflessione alle decine di giovani presenti. Una riflessione sul senso della vita. «Molte volte - ha detto - ci chiediamo perché viviamo. Forse dovremmo chiederci per chi viviamo. Viviamo per gli altri, viviamo per Lui. La morte, che sembra avere la vittoria oggi, si sconfigge con l’amore».
Amore di cui è stato circondato ieri Matteo, tra mille ricordi. Fuori dalla chiesa sono stati appesi due striscioni bianchi. Su uno c’era scritto solo “Gassse”. Sull’altro: “Che si fa staszera?”, ripetendo magari una telefonata di Matteo per organizzare il dopocena. La telefonata che tutti i ventenni fanno, in cerca degli amici per dare la conclusione alla giornata.
La famiglia ha voluto che il ricavato delle offerte sia donato all’associazione “Food and children”, che si occupa dei bambini poveri nel mondo.
Al termine della cerimonia funebre, sotto un sole torrido, la bara è uscita dalla chiesa accompagnata da un lunghissimo applauso. In prima fila il padre di Matteo. Poi i suoi giovani amici.
Fuori, intanto, le mani sui manubri avevano già fatto sentire il rombo dei motori. Un rombare prolungato, continuo, forte, anche mentre le moto partivano verso il cimitero. Quella era la passione di Matteo Moscagiuri, quello l’omaggio di chi gli ha voluto bene.
Tiziana Gori
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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