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«Solo 5 giorni? Non bastano Le associazioni ci rimettono»
QUARRATA. Il documento redatto la scorsa settimana da Fipe-Confcommercio Pistoia, la Federazione dei pubblici esercizi, nel quale si chiedevano norme più stringenti per gli organizzatori di fiere e...
QUARRATA. Il documento redatto la scorsa settimana da Fipe-Confcommercio Pistoia, la Federazione dei pubblici esercizi, nel quale si chiedevano norme più stringenti per gli organizzatori di fiere e sagre paesane, non è piaciuto proprio a tutti. Sicuramente non a Stefano Marini, presidente del circolo Arci Parco Verde, località Olmi, dove ogni anno molte associazioni del territorio organizzano feste paesane e sagre a tema.
Marini conosce bene l’argomento, avendo ricoperto la carica di primo cittadino di Quarrata dal 1988 al 2002, si ricorda il numero di permessi concessi ogni anno, e per questo si stupisce delle richieste avanzate dagli esercenti.
«Non ho paura di essere smentito – afferma Marini – quando dico che prima si facevano molte più sagre, fra le feste dell’Unità di Quarrata, Olmi, Caserana, o le feste dell’amicizia a Vignole. Io passo tutti i giorni davanti ad alcuni locali della zona e li vedo sempre pieni perché offrono cibo buono e a prezzi accessibili. Le associazioni che organizzano le sagre sono le stesse di cui tutti hanno bisogno durante l’anno, come la Croce Rossa, l’Agis o Il Pozzo di Giacobbe: cos’è, vanno bene solo in alcuni momenti?».
Nel primo punto del documento di Confcommercio si richiede che i prodotti somministrati provengano esclusivamente dalla tradizione Toscana, e su questo anche Marini è d’accordo: «Noi abbiamo la licenza di somministrazione, paghiamo le tasse come gli altri e imponiamo a tutte le associazioni di utilizzare prodotti freschi. Mi pare che la concorrenza ai ristoranti non la facciano le sagre, piuttosto gli esercizi che offrono tutti i giorni prodotti buoni ma surgelati», mentre è di tutt’altro avviso per quanto riguarda la proposta di limitare i giorni di residenza di una sagra in un determinato luogo: «Se un’associazione deve tirare su una cucina e tutta l’attrezzatura solo per tre giorni non andrà mai in pari, soprattutto se è anche costretta a smontare tutto e a spostarsi in un altro paese per altri tre giorni. La volontà di Confcommercio, a mio avviso, è solamente quella di limitare il più possibile il numero di sagre e feste».
A Marini non sono piaciute nemmeno le parole con cui, in fondo al documento, si paragonano i “falsi ristoranti camuffati da sagre” con le “false griffe di moda”, con riferimento alle feste che propongono menù non legati alla filiera corta del territorio: «Secondo loro è più facile che questi prodotti li offra la sagra del tordo di Montalcino oppure un bar? Non ci vengano a raccontare che la crisi della ristorazione è causata dalle sagre paesane».
Michele Galardini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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