Sicurezza
I commercianti contro le cene all’aperto
La Confcommercio accusa: «Il settore dei ristoranti perde il 30% del fatturato a causa della concorrenza sleale»
PISTOIA. Tutti sono concordi: in tempi non di crisi questa concorrenza faceva meno paura. Ma la regolamentazione che chiedono le associazioni di categoria a tutela del lavoro di ristoranti e pizzerie è figlia dell’abbondare di sagre e fiere paesane. Di circoli dove si organizzano pranzi di matrimonio e agriturismi circondati da montagne verdeggianti che offrono specialità di mare. È “l’evoluzione” della sagra paesana che spinge Confcommercio e Confesercenti a chiedere un freno. Il settore della ristorazione subisce (stime Confcommercio) una perdita annua media del fatturato del 30% dalla concorrenza delle feste paesane. «È indispensabile - afferma Michela Bruschini, funzionaria del settore - un nuovo regolamento regionale per disciplinare lo svolgimento delle attività di somministrazione di alimenti e bevande nell’ambito di fiere e sagre».
Confcommercio propone la valorizzazione esclusiva dei prodotti della tradizione toscana (individuati tra quelli a marchio Dopo e Igp), una durata non superiore a un numero massimo di giorni consecutivi per ogni evento, e qualora più attività di somministrazione temporanea si svolgano all’interno della stessa area privata, che non sia possibile dare spazio ad una nuova festa se non decorso un numero congruo di giorni.
Ma in primo luogo si chiede la predisposizione da parte dei singoli Comuni, entro il 31 dicembre di ogni anno, del programma annuale delle fiere e delle sagre (come previsto dalla legge) e un regolamento che ne disciplini lo svolgimento.
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