Il Tirreno

Pistoia

Da vivai e arte il brand giusto per il rilancio

di Marco Innocenti
Da vivai e arte il brand giusto per il rilancio

Il presidente della Tesi Group: «Maturi i tempi per decidere e fare gli interventi necessari»

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PISTOIA. Se il mondo della politica e delle istituzioni si convince che il vivaismo è la prima risorsa per il territorio ed elabora politiche e strategie comuni, insieme alle associazioni di categoria, Pistoia davvero può sperare nel superamento della crisi e nel rilancio. Gli imprenditori del settore sono dal canto loro pronti a interagire di più con la città e a collaborare per renderla sempre più accogliente, attraverso interventi per l’arredo urbano e iniziative che richiamino turismo di qualità, ma chiedono che ora tutti lavorino in concreto per fare davvero di Pistoia la città del verde, e non solo la capitale europea dei vivai.

Ha le idee chiare Fabrizio Tesi, amministratore unico o presidente dei consigli di amministrazione delle varie società della galassia Tesi Group, la cui azione si distingue non solo per i successi nell’imprenditoria, ma anche per un impegno e un’attenzione ai settori della cultura, della promozione, del sociale e dello sport che legano strettamente il nome dell’azienda a tante iniziative cittadine.

«Per mia natura non amo le polemiche – dice Tesi – e preferisco tenere un profilo basso. A parlare devono essere i fatti e non i proclami. Il nostro spirito è agire sempre tenendo conto anche dell’interesse della città e dei cittadini. Vede, io sono innamorato di Pistoia: è soprattutto per questo che abbiamo creato la rivista Naturart, che mira proprio a propagandare nel mondo (viene stampata in 11mila copie, ndr), tra i nostri clienti e gli operatori che hanno contatti con noi, tutto quanto può offrire il territorio che produce le piante tanto apprezzate. Credo che, in un momento in cui anche il nostro comparto avverte le conseguenze della crisi, sinergie tra vivaisti e città siano indispensabili e utili per lo sviluppo di entrambi».

Qualcosa negli ultimi tempi sta cambiando, ma ancora si guarda con sospetto e diffidenza alla vostra attività, che pure dà lavoro a 14mila persone ed è nei fatti la più grande azienda della città.

«In Europa e nel mondo il vivaismo è in grande auge. Alla nostra attività si associa il trend che privilegia l’ecologia e l’ambiente. C’è consapevolezza che le nostre piante assorbono anidride carbonica per ridare ossigeno e che i vivai sono una sorta di sentinelle del territorio. Da noi questa situazione ancora non è percepita appieno. Ma vedo passi avanti e sono ottimista: credo sia giunto il momento di metterci tutti intorno a un tavolo e ragionare di come possiamo, operando in sinergia, portare grandi risultati per Pistoia, anche sotto il profilo dell’occupazione.

«Intanto va tenuto presente che, da generazioni, investiamo tutto sul territorio in cui viviamo e operiamo: per un’azienda vivaistica, anche in tempi di crisi, non è così facile chiudere e aprire altrove una diversa attività. Se resistiamo è proprio grazie al fatto che la nostra vita è qui, che qui abbiamo lavorato investendo nelle ristrutturazioni e nell’innovazione e raggiungendo il ruolo di comparto leader in Europa. La professionalità ha pagato e finora nelle aziende c’è stato il necessario ricambio generazionale, che spero continui».

Lei non vuol essere polemico, ma colpisce il fatto che, ad esempio, nemmeno siate stati consultati (se non invitati alla gara) per l’impianto del verde nell’area intorno al nuovo ospedale, oggi davvero brulla come tutta la parte tra il casello dell’autostrada e la città. E lascia perplessi sapere che non c’è la vostra parola su un piano complessivo di arredo della “città del verde”.

«Non so cosa sia accaduto per la scelta delle piante che dovranno circondare il nuovo ospedale, probabilmente abbiamo scontato anche una carenza di rapporto che va certamente superata. In ogni caso ci auguriamo che venga fatto un buon lavoro, qualunque sia la ditta che lo porterà avanti. Per il resto, ripeto, mi pare che il muro contro muro non ci sia più e che si vada verso una collaborazione proficua, anche per l’arredo. Credo sia venuto il momento di mettere nero su bianco, tra le amministrazioni e le nostre associazioni, un percorso per dotare la città di un arredo adeguato, che poi dovrà essere mantenuto. Qualche esempio c’è già, su tutti quello della rotonda della Vergine. Messo e mantenuto il verde, occorrono però anche una cultura e controlli adatti ad impedire che le aiuole diventino immondezzai».

Ammesso che politici e amministratori mantengano gli impegni presi, anche in campagna elettorale, per una maggiore attenzione al vivaismo, voi siete pronti a lavorare insieme nell’interesse della città?

«So che spesso veniamo accusati di eccessivo individalismo. Io non ritengo che la concorrenza in sè sia un male: una sana competizione, nel rispetto delle regole, favorisce lo sviluppo. Ma certo bisogna ascoltare anche quello che ci chiede il territorio. A me pare che sia maturata la consapevolezza che può portare vantaggi a tutti fare della risorsa del vivaismo e delle offerte di arte e cultura della città un brand unico e apprezzato dell’intero territorio. Bisogna capire che il momento particolare chiede a tutti uno sforzo per andare avanti; le cose sono cambiate, il nostro mondo non è più quello di trenta anni fa. E chi si ferma è perduto. È in questa ottica che abbiamo avviato tante iniziative al di fuori della nostra attività specifica. Richiedono sacrifici, ma danno anche ritorno di immagine e, alla lunga, vantaggi sul piano commerciale. Sì, credo proprio che sia giunto il momento per un confronto tra tutte le forze in campo: dobbiamo discutere, concordare un percorso comune e cominciare a concretizzare quanto ci proponiamo di fare».

Al momento nemmeno si riesce a organizzare qualche evento che leghi il vivaismo alla città, con qualche eccezione come l’allestimento della piazza dell’Ortaggio durante le giornate dei Dialoghi sull’Uomo, le visite guidate nelle aziende che stanno per partire o lo shopping in centro che verrà assicurato alla clientela dei vivai. Una situazione paradossale, se si considera – ad esempio – che la vicina Lucca, certamente non dotata (per qualità e quantità) di aziende vivaistiche, organizza sulle Mura le mostre mercato Murabilia a settembre e VerdeMura a marzo: la prima in tre giorni porta 50mila visitatori, la seconda in un weekend ne fa 15mila. Possibile che non ci sia modo di vedere qualcosa del genere a Pistoia, magari nella Fortezza Santa Barbara? Il vantaggio sarebbe reciproco, per i vivaisti e per la città.

«Sono argomenti che stiamo dibattendo e che dovranno essere al centro della discussione complessiva di cui parlavo. L’osservazione che fa è giusta e da prendere nella dovuta considerazione. C’è bisogno di un’accelerazione sotto questo aspetto, ma è altrettanto necessario che si cominci davvero a considerare il vivaismo il settore trainante e che si agevoli la tenuta e la crescita. Ci sono ancora tanti, troppi paletti da rimuovere».

A cosa si riferisce?

«Bisogna rimuovere gli ostacoli che ancora impediscono la realizzazione delle infrastrutture necessarie nel campo della viabilità e dell’approvvigionamento idrico. E vanno risolti i problemi burocratici che rallentano e rendono complicata ogni pratica. Chiediamo poi strumenti urbanistici che non strozzino le aziende e speriamo vivamente che venga rivista la decisione dell’Autorità di Bacino che indica tutta la zona lungo l’Ombrone come ad alto rischio idrogeologico: una valutazione che di fatto significherebbe far morire decine di aziende. È inutile fare leggi per la promozione del vivaismo e poi prendere provvedimenti del genere, che vanno nella direzione opposta. Voglio augurarmi che forze politiche, amministratori e associazioni di categoria riescano ad individuare una strategia comune per rispondere alle esigenze dei vivai, sia pure nel rispetto della sicurezza e dei territori. E auspico che una strada del genere venga percorsa anche per la questione Repower: una centrale del genere in mezzo ai vivai – rischi di inquinamento a parte – secondo studi di esperti universitari produrrebbe anche l’innalzamento della temperatura di mezzo grado. Un problema serio per il particolare microclima che è alla base della qualità della nostra produzione».

In materia di inquinamento non sembra ancora cadere il pregiudizio nei confronti delle aziende vivaistiche.

«La lavorazione è molto cambiata: le nuove tecnologie consentono di ridurre al minimo lo spreco di acqua attraverso gli impianti goccia a goccia e i sistemi di riciclo e recupero. Grandi progressi si sono fatti anche sul piano del ricorso alle sostanze chimiche. La nostra azienda ha una certificazione sulla qualità della produzione e il rispetto dell’ambiente ed è controllata dall’Emas. Tutta la nostra lavorazione ha una tracciabilità, chiunque può prenderne visione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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