Il Tirreno

Pistoia

«Una pena equa, non esemplare»

di Tiziana Gori
«Una pena equa, non esemplare»

Genova, i legali di Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce chiedono l’applicazione delle attenuanti generiche

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GENOVA. «Una pena equa, non una pena esemplare». Non si può discutere sul fatto, si può farlo sulla pena. Perché quella chiesta dalle parti civili e dal tam tam mediatico, afferma l’avvocato Alessandro Mencarelli, è una pena esemplare e non una pena equa.

Ieri mattina, nell’aula 38 al piano terra del tribunale di Genova, dov’è in corso il processo per rito abbreviato contro le due maestre Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce, accusate di maltrattamenti aggravati da lesioni gravi, è stata la volta delle arringhe degli avvocati della difesa: oltre a Mencarelli, Stefano Panconesi, del Foro di Pistoia, per la Scuderi; Stefano Bigliazzi, del Foro di Genova, per la Pesce. Ha chiesto di rinviare la propria arringa, e il gup Roberto Fucigna ha acconsentito, l’altro avvocato della Pesce, Alberto Rocca, del Foro di Pistoia. Esporrà in camera di consiglio (rigorosamente a porte chiuse) il 25 luglio. La sentenza del processo è attesa per l’autunno.

Nessun genitore ieri mattina nei corridoi del tribunale genovese. Le parti civili avevano già quasi esaurito il loro ruolo. Restava da consegnare una memoria difensiva per la famiglia di una piccola assistita, e ci ha pensato l’avvocato genovese Mauro Gradi all’inizio dell’udienza. Poi, spazio alla difesa. Una camera di consiglio durata poco meno di due ore - inizio alle dieci e conclusione dieci minuti prima di mezzogiorno - per tesi difensive omogenee nelle richieste da parte degli avvocati delle due maestre, con un distinguo di Bigliazzi sul «ruolo subordinato» della Pesce rispetto alla Scuderi nella vicenda delle violenze al Cip Ciop.

A maggio il sostituto procuratore Silvio Franz aveva concluso la sua requisitoria chiedendo rispettivamente 12 e 9 anni per Scuderi e Pesce, che per la riduzione di un terzo della pena prevista dal rito abbreviato scendono a 6 e 8 anni.

La difesa caldeggia l’applicazione delle attenuanti generiche. «Abbiamo chiesto al giudice - affermano Mencarelli e Panconesi - una valutazione equilibrata, nel rispetto della verità dei fatti. I fatti ci dicono che c’è un’ammissione di colpa della Scuderi, comprovata da una richiesta di perdono alle famiglie pochi giorni dopo l’arresto».

Mencarelli ricorda la perizia psichiatrica a cui è stata sottoposta la ex titolare dell’asilo d’infanzia di via Galvani durante la reclusione a Sollicciano. «Il lavoro del dottor Rocco, che si è avvalso della consulenza dei dottori Niccheri e Cantale, ha evidenziato lo stato di sofferenza psicopatologica della mia assistita all’epoca dei fatti. Per Rocco c’è infermità, che, se non esclude la capacità di intendere e di volere, dà comunque conto di una persona malata».

Sulla base della perizia medica, e per «il comportamento processuale tenuto, la volontà risarcitoria confluita nel pagamento di 1000 euro a famiglia (le famiglie dei bambini a cui sono state riconosciute lesioni psichiche gravi sono 18, ndr), l’incensuratezza della mia assistita, abbiamo richiesto l’applicazione delle attenuanti generiche».

Che, nelle intenzioni della difesa, dovrebbero andare ad equilibrare l’aggravante delle lesioni contestate dal pm Franz nel settembre del 2011, dopo la presentazione della perizia dei consulenti del tribunale genovese sui 24 bambini delle famiglie costituitesi parte civile nel processo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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