Sicurezza
I 60 dipendenti della Comunità «Adesso che fine faremo?»
Ieri l’ente montano ha chiuso ufficialmente i battenti in attesa dell’arrivo del commissario Lungo intervento dei lavoratori: «Gli amministratori avevano tutto il tempo per decidere meglio»
MARCELLO. Rabbia, accuse e tanta amarezza nei dipendenti della Comunità montana, che da ieri hanno perso il loro datore di lavoro diretto. Infatti, col 26 giugno la Comunità Montana Appennino Pistoiese chiude la sua attività. Unica, insieme a quella di ’“Elba e Capraia”, tra le comunità montane toscane a non trasformarsi in Unione speciale dei comuni, perdendo in tal modo le funzioni di gestione e sviluppo del territorio che le erano proprie. «Una precisa scelta degli amministratori dell’ente, i sindaci dei comuni montani – dicono i dipendenti in un lungo comunicato – nonostante le ripetute proroghe concesse per la trasformazione dell’ente, che potevano far supporre una volontà di ricerca di soluzioni diverse».
Quali le conseguenze di questa scelta, si chiedono i dipendenti. La prima è di natura economica: il passaggio delle risorse e delle deleghe già appartenute alla Comunità Montana (annualmente agricoltura 836.723,00 euro e Forestazione 1.056.034,76 euro) alla Provincia. «Le conseguenze di questo fatto saranno, quantomeno, che i cittadini della montagna pistoiese, tramite i loro amministratori, non opereranno più le decisioni sul territorio e non gestiranno l’ingente capitale delle deleghe. Insomma, investimenti e decisioni non saranno più prerogativa dei cittadini della montagna ma delle distanti amministrazioni provinciali».
Sempre sul fronte economico, fanno notare i dipendenti comunitari, «il ritardo nelle decisioni degli amministratori ha comportato la perdita secca del contributo regionale annualmente destinato alle costituende Unioni Speciali dei Comuni, che per l’anno 2011 era di 250.000 euro e per l’anno 2012 di 225.000 euro. Risorse che dovevano essere utilizzate per costituire l’unione speciale dei comuni, ed ampiamente sufficienti a garantire l’equilibrio del bilancio dell’ente. Tali risorse potevano essere utilizzate per una riorganizzazione dell’ente (il cui problema di disequilibrio economico in bilancio 2012 è stimato in circa 220.328,48 euro), in luogo dell’eutanasia del malato». «I cittadini – prosegue il comunicato – devono sapere che il disavanzo pregresso dei bilanci dell’ente, che spaventa i sindaci della montagna, anche con la chiusura della Comunità Montana dovrà essere pagato dagli stessi Comuni». Il riequilibrio del Bilancio, chiosano i dipendenti, sarebbe stato altresì possibile mediante la vendita di alcuni beni dell’ente. E poi l’aspetto che più li riguarda: quello occupazionale. «Qual è il futuro dei dipendenti dell’ente che tra maestranze a contratto privato (leggi operai forestali) e interni rappresentano oltre 60 famiglie residenti sul territorio? Chi garantirà un salario dignitoso agli operai forestali al di là delle 180 giornate lavorative previste dal contratto regionale?»
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