Il Tirreno

Pistoia

Mutui, l’offerta supera la domanda

di Marco Innocenti
Mutui, l’offerta supera la domanda

Visone, nuovo dg della Caript: «Accordi con le associazioni e consulenze per assicurare finanziamenti alle aziende»

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PISTOIA. Aziende (soprattutto piccole e medie) strangolate dal credito, oltre che dalla crisi. Difficoltà di accesso a mutui, prestiti e finanziamenti. Tassi creditori ridicoli e debitori al limite dell’usura. Sono queste le accuse che il mondo delle imprese e le loro categorie, ma anche famiglie e semplici cittadini muovono nei confronti del sistema bancario nel suo complesso. Proteste fondate e attuali? Non secondo gli istituti di credito, almeno quelli di interesse locale, radicati sul territorio, la cui risposta non manca di porre sul tavolo delle valutazioni elementi che sorprendono.Un esempio arriva da Stefano Visone, da poche settimane direttore generale della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia che, a giorni, cambierà il suo nome in Cassa di Risparmio di Pistoia e Lucchesia, visto che mira apertamente a conquistare fette di mercato importanti anche nel territorio della Cassa di Risparmio di Lucca: la Lucchesia, appunto, ma pure la provincia di Massa Carrara. Visone sfata subito un luogo comune: non è vero che le banche negano il credito quasi a prescindere, in realtà il plafond a disposizione della clientela è superiore alla richiesta di finanziamenti.

«Dal settembre 2011 – spiega il direttore generale – la domanda è in calo rispetto all’offerta. Un fatto che non ci fa certo esultare, anzi ci preoccupa. Interesse della nostra Cassa è sostenere le attività, aiutarle a riqualificarsi, a innovare e a conquistare posizioni di mercato, non certo farle chiudere. È in questa ottica che stiamo stipulando intese, sostenute da un adeguato plafond, con le associazioni di categoria (alla Confcommercio e all’Assindustria si aggiungeranno presto la Confartigianato e la Cna e via via tutte le altre) per agevolare l’accesso al credito, possibile grazie anche all’intervento delle società che garantiscono il finanziamento erogato dalla banca».

Concretamente, cosa deve fare un’azienda per avere il denaro di cui necessita?

«D’intesa con l’associazione di appartenenza, presentare un quadro mirato delle esigenze e degli obiettivi, utilizzando poi la strumentazione a supporto del progetto che il nostro istituto è in grado di offrire. Come già sanno le imprese che puntano soprattutto sull’export, il nostro personale e i nostri uffici sono in grado di dare consigli per la copertura del fabbisogno, l’acquisizione di commesse, la produzione, la vendita e anche l’incasso del credito all’estero. E per le ditte più piccole, come quelle del commercio, possiamo offrire indicazioni sulla copertura del fabbisogno circolante a breve e su finanziamenti per la capitalizzazione. In stretto rapporto con le associazioni di categoria e le varie società di fidi che coprono il credito con le loro garanzie».

Ma il cliente viene messo al corrente di queste opportunità quando arriva ai vostri sportelli?

«Stiamo lavorando perché in tutte le filiali si incrementi il dialogo con la clientela, con particolare riguardo ai piccoli e medi imprenditori che più soffrono in questo periodo. Il nostro personale viene continuamente aggiornato su tutte le modalità e le possibilità che rendono un progetto di finanziamento “bancabile”. Riusciamo anche a simulare il bilancio prospettico, a capire il rating della ditta e cosa possiamo fare per aiutarla a raggiungere l’obiettivo. Credito più servizi, insomma».

Si dice però che le banche diano soldi a chi li ha già e li neghino ha chi buoni progetti, ma poco o punto capitale. O a chi è momentaneamente in difficoltà.

«Non è così. Abbiamo in essere concessioni di finanziamenti a imprenditori privi di capitale, ma in possesso di un progetto giudicato valido. Certo, sosteniamo proposte che riteniamo destinate a conquistare spazio sul mercato e, sotto questo profilo, risulta più premiato chi può garantire un miglior rating. Abbiamo aperto anche un portale su internet, in collaborazione con la Confcommercio, rivolto alle nuove imprese e in grado di supportare l’idea-business indicando le vie di accesso al finanziamento. Ovvio: i soldi arrivano dopo un attento esame dell’idea».

Anche il risparmio è in calo, oltre alla richiesta di credito?

«Sì, questo è il dato anche nel nostro territorio. Il risparmio delle famiglie in questi ultimi anni è diventato una sorta di ammortizzatore sociale, consentendo di superare momenti e situazioni difficili».

Cosa proponete ai piccoli risparmiatori che reggono e che si lamentano perché “i soldi in banca non rendono più nulla”?

«I nostri dipendenti hanno la competenza per capire quale strumento si può utilizzare nelle diverse situazioni e in base alle singole esigenze. Ci sono strumenti, anche semplici, che pure in questo periodo consentono un apprezzamento del risparmio senza far correre rischi».

Possono sperare di avere soldi da voi anche i lavoratori atipici?

«Abbiamo mutui già in essere per questa categoria. Con la adeguata copertura assicurativa, finanziamo fino al 100%, considerando anche l’ipotesi di perdita del posto di lavoro. Importante è saper valutare il cliente, le sue esigenze e il modo migliore per sostenere le richieste. Per questo puntiamo sempre di più al modello operativo di banca del territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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