Gioco
“Bobo” di nuovo in gara: «Provo a correre a piedi nudi»
PISTOIA. Quando si dice la “corsa della vita”. Per Marcello “Bobo” Bonistalli, la Pistoia-Abetone è stata proprio questo: l’occasione per riscattarsi da una vita fatta di eccessi, di alcool, di...
PISTOIA. Quando si dice la “corsa della vita”. Per Marcello “Bobo” Bonistalli, la Pistoia-Abetone è stata proprio questo: l’occasione per riscattarsi da una vita fatta di eccessi, di alcool, di passioni politiche e ideologie vissute contro tutti e tutto, e l’inizio di lungo percorso che l’ha portato a riacquistare una nuova dignità, morale, fisica, umana, fino a diventare uno degli idoli indiscussi del podismo pistoiese. Classe ’44, pistoiese di nascita del quartiere Casermette, elbano di adozione da più di dieci anni, il riscatto di Bobo è iniziato una sera del 1980, alla vigilia della 5°Pistoia-Abetone: «Ero con alcuni amici al bar Gradito, in via del Duca – racconta Bobo - Come spesso succedeva tra compagni, avevamo bevuto qualche bicchiere di troppo. Sfidato dagli amici, scommisi che sarei riuscito ad arrivare in fondo alla Pistoia-Abetone. I miei compagni si misero a ridere: “figurarsi se, di punto in bianco, senza allenamento, ce la fai a correre per 50 chilometri fino all’Abetone”. Dovettero ricredersi: ce la feci». Da allora Bobo ha cominciato una «seconda vita» e non ha mai smesso di correre: 142 maratone all’attivo, più una lunga sequela di “ultra” maratone, come la Pistoia-Abetone appunto, indossando i suoi inseparabili pantaloncini rossi («non è scaramanzia, è che ho solo quelli, e di comprarne un paio nuovi non mi va, sono parsimonioso») , a torso nudo (come sempre, anche in inverno), correndo a piedi nudi, come il mitico Abebe Bikila alle Olimpiadi di Roma 1960: «Il problema più grosso domenica sarà la temperatura che renderà l’asfalto bollente, però ci proverò lo stesso a correre scalzo – afferma Bobo – Corro a piedi nudi da 6 anni».
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