Sicurezza
Interrogati altri indagati agli arresti domiciliari
C’è chi si è avvalso della facoltà di non rispondere e chi ha deciso di chiarire la sua posizione. Attesa la decisione del Riesame sulla scarcerazione di Conti
PISTOIA. Mentre è attesa per oggi la decisione del Tribunale del riesame sull’istanza di revoca dell’arresto in carcere per Paolo Conti, (ex) presidente della Cmsa di Montecatini Terme, sono proseguiti ieri nella saletta Gup al secondo piano del Tribunale, gli interrogatori degli indagati agli arresti domiciliari.
Davanti al giudice per le indagini preliminari Roberto Tredici e al pm Francesco Sottosanti, solo tre dei sette indagati nell’ambito dell’inchiesta Untouchbles sugli appalti pubblici truccati, si sono resi disponibili a chiarire la loro posizione.
Per gli altri, la scelta è stata quella del silenzio, una possibilità concessa dalla legge.
In mattinata il turno di Alessandro Ponticelli, Amos Chelucci, Patrizia Natalini e Francesco Flori.
«Il mio assistito ha risposto alle domande del gip - spiega l’avvocato Andrea Mitresi - Ha negato gli addebiti che gli sono stati contestati, difendendosi e chiarendo la sua posizione». Mitresi ha chiesto per il suo assistito la revoca degli arresti domiciliari, a fronte di una pena meno afflittiva. Il giudice si è riservato di decidere.
Francesco Flori, difeso dall’avvocato Castagnoli, si è avvalso della facoltà di non rispondere, così come Amos Chelucci. Ha parlato invece Patrizia Natalini (difesa, insieme a Chelucci, dall’avvocato Elena Mucci). L’avvocato Mucci ha chiesto per i suoi assistiti la revoca o la sostituzione degli arresti domiciliari, su cui il giudice si è riservato di decidere.
Nel pomeriggio sentiti invece Michele Vescovi, figlio di Renzo Vescovi (in carcere da lunedì 4 giugno), Vincenzo Guarino, titolare della Endiasfalti di Prato, e Paolo Tondini. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Vescovi e Tondini (il primo difeso dall’avvocato Andrea Niccolai, il secondo dall’avvocato Mario Riccio), mentre ha risposto all’interrogatorio Vincenzo Guarino, difeso dall’avvocato Briganti.
Ma quello che è certo è che, interrogatori degli indagati a parte (oggi è in programma quello di Riccardo Vespignani), l’indagine prosegue anche su altri fronti, sentendo persone “informate sui fatti”.
Sono diverse, e alcune eccellenti, secondo quanto risulta dagli atti dell’ordinanza emessa dal giudice Tredici e che ha dato il via alla fase operativa dell’inchiesta. Un’ordinanza di 754 pagine (mentre la Digos, dall’ottobre 2010 ad oggi ha raccolto 12 faldoni e 9000 pagine di intercettazioni, foto e filmati) per portare alla luce quello che il procuratore facente funzioni Giuseppe Grieco ha definito «una ramificazione illecita estesa a tutta la provincia». Anni di appalti pubblici che sarebbero stati truccati da un “club” composto da imprenditori, politici (Roberto Riccomi) e pubblici funzionari.
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