La manifestazione
«Il nostro Frecciarossa è pronto a ripartire»
Riccomi al telefono paragona il “club” degli appalti al treno dell’alta velocità La metafora usata per aver fatto da paciere dopo una lite tra Vescovi e Rosi
PISTOIA. Erano quelli del Frecciarossa. Roberto Riccomi, cui non fa difetto il linguaggio colorito, usa la metafora del treno dell’alta velocità per definire gesta e potenzialità del club che per la Procura della Repubblica operava come una “cricca” per spartirsi appalti e favori.
Nelle quasi 800 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Roberto Tredici, l’esponente socialista dimostra di saper svolgere con efficacia il ruolo di paciere quando tra Vescovi e Rosi all’improvviso si creano delle frizioni.
Riccomi con la sapienza dell’abile tessitore che ricuce i rapporti e al telefono, dopo aver ricomposto la frattura tra i due imprenditori racconta orgoglioso: «Il Frecciarossa è pronto a ripartire».
Il mediatore. Sono decine le pagine che vedono al centro di incontri e telefonate il figlio dell’ex sindaco di Montecatini, Lenio Riccomi.
Si rivolgono a lui gli imprenditori finiti agli arresti. Ma Riccomi intrattiene contatti anche con gli amministratori del Pd e, come è ovvio, del suo partito. Nulla di strano, né di illegale per uno che mangia pane e politica da decenni. Quando si presenta la necessità di spostare un dipendente da un Comune della Valdinievole, il socialista dalle molteplici relazioni attiva i suoi canali fino ad arrivare alla presidente della Provincia, Federica Fratoni, per un ipotetico posto alla Comunità Montana. Non preclude neppure la strada dell’Asl. E allora contatta Pieraldo Ciucchi, consigliere regionale del Psi, e cerca sponde per sondare la disponibilità dell’allora direttore generale dell’Asl, Alessandro Scarafuggi.
«Non ho preso un euro» ha detto al gip nell’interrogatorio di garanzia. A leggere le intercettazioni, ne avrebbe avuto anche bisogno. Riccomi confida a Nicola Risaliti, altro esponente socialista, seri problemi finanziari per la sua agenzia di viaggi destinataria di una contestazione per 250mila euro da parte del Fisco.
Cene e caffè. Quando c’è un problema Riccomi diventa la prima scelta a cui affidarsi. Rosi, Vescovi, Paolo Conti della Csma e Orsi lo sentono spesso. «Vediamoci per un caffè» risponde. E il più delle volte l’appuntamento è davanti alla sua agenzia di viaggi Fraben in viale Verdi a Montecatini. Per gli incontri in cui la discussione richiede tempi più lunghi si organizzano le cene. Da Giovanni in via Garibaldi è una meta privilegiata per accoglienza e qualità del menu. Nell’ordinanza ci sono le foto del gruppetto composto da Marcello Evangelisti (dirigente dei lavori pubblici a Pistoia), Rosi, Vescovi e Riccomi che il 9 febbraio scorso esce dal ristorante.
Il gatto e la volpe. Le metafore rendono bene il concetto e Riccomi ne fa un uso ricorrente. È il 9 giugno del 2011 quando Giordano Rosi (proprietario della caserma dei carabinieri di Pescia, ndr) parla al telefono con Riccomi - che si rivolge all’imprenditore edile chiamandolo principe in tono scherzoso - e gli dice che non può andare a cena la sera successiva all’Enoteca Giovanni.
Rosi: «Dobbiamo rinviare. Non viene fatta la cena?»
Riccomi: «Allora io domani sera, invece, porto fuori i due che si vogliono vedere. Il gatto e la volpe. I due nostri».
Per la Procura i due personaggi pressi in prestito dal “Pinocchio” di Collodi sono Paolo Mazzoni, ingegnere della Provincia in pensione, ma ancora attivo nella direzione dei lavori e delegato a seguire i Mondiali di ciclismo, e Marcello Evangelisti.
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