Sicurezza
Riccomi parla quattro ore «Davo solo dei consigli»
Appaltopoli, l’esponente socialista ha scelto di rispondere all’interrogatorio di garanzia «La procura sbaglia, in questa vicenda non ho guadagnato un euro»
Parla, ed è una sorpresa, visto che i suoi avvocati gli avevano consigliati di avvalersi della facoltà di non rispondere. È durato quasi quattro ore l’interrogatorio di Roberto Riccomi, detenuto da lunedì scorso nel carcere di Lucca. L’esponente socialista valdinievolino, arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Untouchables” sugli appalti truccati a Pistoia e dintorni (23 gli arresti, 11 dei quali in carcere, con le accuse di associazione a delinquere, corruzione aggravata e turbativa d’asta), ha scelto insomma di parlare, di dire la sua sulla vicenda che lo ha portato in carcere con l’accusa, tra l’altro, di essere il vero coordinatore del “club” di dipendenti pubblici infedeli e aziende disponibili a sganciare mazzette, regalare viaggi e cene a raffica pur di mettere le mani su appalti milionari.
Cosa ha detto Riccomi? «Ha esordito – spiega il suo avvocato Gianluca Lomi, da ieri affiancato dal penalista fiorentino Rosario Bevacqua – dicendo di essere sereno, una serenità che gli deriva dall’essere innocente di tutte le accuse che gli rivolgono. La prova? Da tutta questa vicenda non ha percepito un euro, come dimostra la sua situazione patrimoniale».
Eppure nelle 750 pagine dell’ordinanza firmate dal gip Roberto Tredici si parla a profusione del ruolo chiave di Riccomi come punto di riferimento ed elemento indispensabile di raccordo tra imprenditori privati e amministratori pubblici. Ci sono, negli atti dell’inchiesta, centinaia di pagine di intercettazioni e foto...
«Riccomi – continua l’avvocato Lomi – si limitava a dare consigli e opinioni su tutte le questioni politiche, non solo sugli appalti, a chi liberamente gliele chiedeva. Non essendo un funzionario, né un incaricato di alcun ufficio, e non avendo cariche elettive, non poteva certo avere alcun potere di vincolo e di coercizione. Insomma, non poteva pilotare gli appalti, decidendo di darli a questo o a quello. E allora non può sussitere il reato di turbativa d’asta né quello di corruzione o concussione».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google