Il dolore
Berti: io con Riccomi mai parlato di appalti
«Da anni è lui a rappresentare il Psi, con chi avrei dovuto confrontarmi? In Comune anomalie negli affidamenti diretti, ma sono valutazioni tecniche»
PISTOIA. «È uno scandalo che parlassi con Riccomi? E con chi dovevo parlare? Sono allibito». Renzo Berti è stato sindaco fino ai primi di maggio. C’è anche il suo nome nelle 750 pagine dell’ordinanza che ha disposto i 23 arresti dell’inchiesta “Untouchables”, dirigenti pubblici e imprenditori privati in manette con l’accusa di associazione a delinquere, corruzione aggravata e turbativa d’asta. L’ex sindaco è comunque in buona compagnia: le carte dell’inchiesta citano incontri e telefonate tra gli indagati ed esponenti politici e amministrativi come la presidente della Provincia Federica Fratoni, l’assessore del Comune di Abetone Nicola Risaliti, l’ex vicesindaco (e attuale assessore comunale) Mario Tuci, l’attuale presidente del consiglio comunale Alberto Niccolai. Tutti non imputati nell’inchiesta, come lo stesso Renzo Berti. Ma il gip Roberto Tredici, che ha steso l’ordinanza, parla dei “rapporti privilegiati” dell’ex sindaco con uno dei principali imputati, Roberto Riccomi. L’esponente socialista montecatinese è accusato di essere l’elemento di raccordo tra imprenditori e amministratori pubblici nel “club” dedito all’alterazione delle gare d’appalto per far vincere sempre le stesse aziende. Con Riccomi, secondo le risultanze dell’inchiesta, Berti sarebbe andato spesso a cena e avrebbe chiesto anche “favori”.
«Ho sempre mantenuto con Riccomi rapporti da interlocutore politico – spiega Renzo Berti – rapporti, certo, anche conviviali, anche se a cena ci sarò andato tre volte in dieci anni. Ma con Riccomi, certamente, non ho mai discusso di appalti».
Ma perché questa frequenza di contatti?
E con chi avrei dovuto parlare? Per i dieci anni che sono stato sindaco è sempre stato lui, Riccomi, ad essere il responsabile provinciale dei socialisti, attraverso i vari nomiche il partito ha assunto nel corso degli anni. Era lui che trovavo seduto al tavolo dell’alleanza quando c’erano nodi politici.
L’ordinanza parla anche di favori...
«Favori ? Boh, non so di cosa si parla. Certo, comunque, nulla a che vedere con questioni di appalti e dintorni. Lo smentisco nel modo più assoluto».
Più in generale, che idea si è fatta dell’inchiesta in corso?
«Sono avvilito. Ho sempre lavorato nella trasparenza e per la trasparenza. E l’idea che l’impegno poderoso di questi anni per arricchire la città di infrastrutture venga “sputtanato” è una cosa che mi addolora enormemente. Quanto all’inchiesta in sé, non so valutare. Per arrivare a prendere un atto così pesante, gli elementi ci saranno. Ma se gli elementi sono le cene, mi sembra una cosa surreale».
Ma era possibile accorgersi che qualcosa non andava nei meccanismi dei lavori pubblici del Comune?
Le accuse formulate dall’inchiesta mi hanno lasciato sbalordito, come ho detto subito. E molti aspetti mi sembrano anche inverosimili. Poi non conosco le carte e mi risulta difficile commentare ciò che non conosco. Ma dico di no, che non era possibile accorgersi.
Il sindaco Bertinelli ha parlato in questi giorni di una verifica tecnica interna che ha ereditato dalla precedente amministrazione, cioé dalla sua. Perché l’avevate avviata?Avevate una percezione che qualcosa non andasse nel settore delle gare d’appalto?
«Facciamo un monitoraggio interno sistematico delle procedure amministrative. Sapevo che c’era evidenza di una anomalia perché si riteneva che le procedure di affidamento diretto fossero state troppo forzate. Erano in corso le valutazioni del caso, ma attengono tutte alla sfera tecnica. Non competono certo al sindaco o agli assessori queste valutazioni, anche perché non abbiamo gli strumenti per farlo. Anche se poi, nell’immaginario collettivo, l’idea è che siano il sindaco e la giunta ad assegnare i lavori a questa o quell’azienda».
Insomma, certe valutazioni spettano ai tecnici e i politici ne sono estranei. Basta questo a sentirsi al sicuro?
Conosco tante persone, ma con loro non ho mai parlato di appalti. A livello politico, certo, ho piacere se a lavorare ad un’opera pubblica è un’azienda locale, ma non ho mai detto a un dirigente di truccare la gara d’appalto per ottenere questo risultato.
Perché un’azienda pistoiese è preferibile?
Tra l’altro perché la mia esperienza mi dice che i maggiori problemi li abbiamo avuti con aziende di fuori , che non hanno un particolare interesse a lasciare un buon ricordo sul nostro territorio.
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