Il Tirreno

Pistoia

«Pronto a raccontare alla magistratura il sistema di potere»

di Pietro Barghigiani
«Pronto a raccontare alla magistratura il sistema di potere»

Parla l’imprenditore Zavagli, protagonista di Appaltopoli «L’inchiesta dimostra che le regole vanno cambiate»

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MONTECATINI. «Se la Procura della Repubblica mi vuole sentire sono pronto a presentarmi e non solo per dire quello che so, ma anche per consegnare numerosi documenti».

Oliviero Zavagli, 63 anni, imprenditore di Montecatini, ha la parlantina sciolta e i modi spicci di chi di sé dice: «Non sono un santo. Per fare l'imprenditore con queste regole non puoi essere un santo».

L'inchiesta "Untouchables", dal film di Brian De Palma su come venne incastrato Al Capone, racconta di accordi sottobanco per aggiudicarsilavori e gare e ricorda in fotocopia l'operazione "Appaltopoli". Il terremoto arrivò il dicembre 2003 e dopo sette anni, nel dicembre 2010, furono emesse solo due sentenze di condanna su 34 imputati: Oliviero Zavagli a 6 anni e Paolo Parlanti a 4 e mezzo. Il resto fu disinnescato dalla prescrizione. «Ho fatto ricorso in appello – spiega Zavagli –. Non ricorrerò alla prescrizione. Voglio l'assoluzione piena».

L’imprenditore del settore rifiuti, «ma voglio riprendere anche con l’edilizia», ha lo sguardo di chi la sa lunga e non vede l’ora di raccontarla. Soprattutto ai magistrati. «Ho fatto tanti esposti, ma sono sempre rimasti lettera morta – afferma –. È dal 1986, all’epoca della discarica del Fossetto a Monsummano, che lotto contro un sistema di potere saldato tra politici, dirigenti e imprenditori che questa inchiesta ha portato alla luce. E non siamo ancora a nulla. Al tempo di “Appaltopoli” fui accusato di essere il dominus degli accordi tra le imprese per spartirsi i lavori pubblici. Non era vero. E oggi il sistema che allora mi portò in carcere è di nuovo sotto accusa e non certo a causa mia. Dunque, non ero proprio il male assoluto».

Zavagli indica una ricetta per evitare i cartelli di imprese: «Basterebbe assegnare l’appalto con il massimo ribasso e applicare penali pesantissime per i ritardi. E anche ammettere le ditte alle gare. Ho spedito un’infinità di domande per partecipare e non sono mai stato invitato. La discrezionalità dei dirigenti è un elemento che falsa il mercato. Non c’è più una libera concorrenza. Consentire l’affidamento diretto per lavori al di sotto di una certa soglia è sbagliato».

Ricorda la gara annullata nel 1986 dal Comune di Monsummano per la costruzione della discarica del Fossetto. «Il Comune decise di procedere all’affidamento diretto alla Cmsa rinnovandolo ogni anno con un costo che è superiore del 50 per cento a quello reale – racconta –. L’inchiesta svela quale intreccio sia stato costruito nel tempo tra potentati imprenditoriali e della burocrazia. Basti pensare a Pistoiambiente». E la politica? «Arriveranno anche a quella».

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