Il Tirreno

Pistoia

Estate senza porcini, fungaioli in allarme

di Elisa Valentini
Estate senza porcini, fungaioli in allarme

Colpa dell’inverno secco, ventoso e con poca neve ma anche del Cinipide che ha devastato i castagneti

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MARCELLO. L’avvicinarsi dell’estate risveglia l’interesse dei fungaioli per la montagna pistoiese. Molti però se ne tornano a casa a mani vuote poiché per adesso i funghi non si trovano. Tante le ipotesi avanzate dagli intenditori per spiegare il ritardo nella nascita, un’anomalia anche secondo il proverbio montanino “maggio e giugno nasce il fungo”. Solo il paniere di chi è veramente esperto riporta una, seppur misera, raccolta.

«Non si trova quasi niente – esordisce l’appassionata cercatrice Carla Nesti – anche ieri mattina ho camminato diversi chilometri per raccoglierne appena tre o quattro». Quali i fattori del ritardo? Ne vengono fuori diversi. Il clima poco favorevole, con poca neve, vento forte e notti molto fredde - e l’inquinamento sono le ipotesi più ripetute, ma non manca chi argomenta una connessione col cinipide galligeno, il terribile insetto che sta decimando i castagneti.

«I fattori sono plurimi, occorre un’analisi pluriennale – esordisce il micologo Massimo Antonini – il porcino è molto più soggetto a cicli naturali che ai fattori climatici. Può darsi che il cinipide e il mal d’inchiostro riducano la nascita nei castagneti. Il bosco è un sistema basato su equilibri delicati. Il porcino comunque è cosmopolita, cresce in vari ambienti e si adatta bene. Più delicata è l’ovola la cui nascita si può alterare anche con l’innalzamento di 1-2 ° C della temperatura. Certo, quest’anno il clima non è stato ideale. Il terreno è secco per la poca neve, può darsi che le piogge primaverili sblocchino la nascita nei prossimi giorni».

Le speranze dunque non sono ancora perse per i cercatori di porcini che notano già le prime spie di una nascita imminente: il terreno che “ribolle” e dona qualche galletta (o finferlo), morella o rossella.

«La montagna pistoiese è un’ottima palestra micologica con grande biodiversità – prosegue Antonini – i cercatori si concentrano sul boletus edulis, il celeberrimo porcino, che raggiunge il picco in settembre. La nascita inizia nei castagneti per poi salire verso la faggeta e l’abetina. La Montagna pistoiese, tuttavia, dovrebbe trovare il coraggio di affermarsi con altre varietà ancor più rare e tipiche. Per esempio il fungo dormiente, conosciuto e apprezzato da pochi intenditori, con ottime proprietà eduli. Primo fungo a crescere dopo il disgelo, è una produzione di nicchia con grosse potenzialità per qualche imprenditore coraggioso».

D’altra parte i funghi sono da decenni un’importante fonte di reddito per gli abitanti della montagna.

«Lavoro funghi sin dal 1950 – spiega Eolo Nesti titolare della ditta Nesti conserve alimentari srl di Cutigliano – i più vecchi venivano essiccati al sole, gli altri cotti e invasettati sott’olio. Adesso i carciofi sott’olio vanno per la maggiore, ma i funghi rimangono un simbolo della nostra azienda».

I piatti a base di funghi sono il cavallo stagionale di battaglia per molti ristoranti locali.

«Usiamo solo funghi freschi – spiega Luigi Innocenti, titolare delle rinomata Trattoria Da Fagiolino di Cutigliano – I miei piatti forti coi porcini sono il crostone con paté, prosciutto e funghi marinati; la stagliata di soli porcini e gli gnocchetti coi funghi affettati crudi a mo’ di tartufo. Non abbiamo dessert a base di porcini, ma non è ancora detta l’ultima parola».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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