Il dolore
Digos, 20 mesi di lavoro
Il blitz di lunedì mattina frutto di indagini lunghe e accurate
PISTOIA. Un anno e otto mesi di intercettazioni, pedinamenti, appostamenti, scatti di foto e riprese video riprese nella più assoluta inconsapevolezza degli indagati. Che erano prudenti al telefono - rimandavano quasi sempre i “dettagli” ad incontri dal vivo -, ma poco hanno potuto contro la strategia investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica e messa in atto dalla Digos del vice questore aggiunto Luigi Larotonda.
Le indagini sono partite nell’ottobre del 2010. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti la correttezza professionale di imprenditori, politici e pubblici funzionari, motivo per il quale le delibere degli appalti oggetto dell’inchiesta - che via viva diventavano sempre più numerose - sono arrivate negli uffici di via Macallè senza nessuna richiesta ufficiale in Comune.
Il culmine dell’operazione - perlomeno della prima parte dell’operazione - lunedì mattina, quando all’alba la Polizia di Stato ha disposto decine di perquisizioni nelle case e negli uffici delle imprese edili coinvolte. In poche ore sono state eseguite 23 ordinanze di custodia cautelare, in carcere e agli arresti domiciliari, emesse dal Gip di Pistoia Roberto Tredici.
La Polizia di Stato ha impiegato nell’operazione 200 uomini. Al fianco degli uomini di Larotonda agenti della Direzione centrale polizia di prevenzione e delle Digos di Firenze, Prato, Lucca, Pisa, Massa, nonché del Reparto prevenzione crimine Toscana. «Questo è molto più di Appaltopoli», ha commentato il procuratore facente funzioni Giuseppe Grieco. Sembra ce ne siano tutti i presupposti. (t.g.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
