Il Tirreno

Pistoia

Appalti, ecco i ruoli secondo la Procura

di Fabio Calamati
Appalti, ecco i ruoli secondo la Procura

Riccomi, Evangelisti e Mazzoni indicati come il vertice della organizzazione che avrebbe agito per fare avere i lavori alle imprese del presunto “Club”

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PISTOIA. Undici persone agli arresti in carcere, altre dodici ai domiciliari, un totale di 49 gare d’appalto di 5 enti pubblici diversi tra il 2006 e il 2011, tutte ritenute truccate (cioè assegnate alle aziende del “club”), per un valore complessivo di oltre 31 milioni di euro. Questa, riassunta in cifre, è l’inchiesta “Untouchables”, che l’altro ieri ha scosso dalle fondamenta sia Palazzo di Giano (che si è visto arrestare il dirigente del servizio lavori pubblici Marcello Evangelisti e il responsabile dell’unità operativa viabilità Stefano Meoni) e il mondo dell’imprenditoria provinciale, con le principali aziende edili “decapitate” nel giro di una mattinata.

Quali sono le accuse? Mentre emerge il disegno ipotizzato dagli inquirenti, affiorano anche le differenti responsabilità attribuite dalla procura ai 23 arrestati e agli altri indagati che – al momento – non hanno subito misure cautelari.

Dunque, secondo gli inquirenti tra imprenditori spregiudicati e desiderosi di aggiudicarsi appalti sicuri e dipendenti pubblici infedeli si sarebbe creato un “club” (così lo ha definito il procuratore capo vicario Giuseppe Grieco) dedito alla turbativa d’asta e alla corruzione sistematica. Tre figure spiccano sulle altre: quella di Roberto Riccomi, il politico socialista montecatinese, indicato come elemento di raccordo tra imprenditori e amministratori, in continuo contatto con gli uni e con gli altri, che spesso vedeva anche a cena; quella di Marcello Evangelisti, dipinto come tecnico abile a manipolare le gare d’appalto e le loro procedure in modo da favorire le aziende “amiche”, il tutto in cambio di viaggi all’estero (si parla di Slovenia nel marzo 2011 e Praga nel settembre dello stesso anno), inviti a pranzi e cene, passaggi in auto, lavori alla propria abitazione e soprattutto somme di denaro liquido; infine quella di Paolo Mazzoni, ex dirigente della Provincia di Pistoia, che avrebbe partecipato a numerose commissioni per l’aggiudicazione di appalti pilotati e goduto – oltre ai soliti pranzi e cene – anche delle frequenti consulenze richieste dalle aziende del “giro” alla società Cma, intestata al figlio Jacopo ma di fatto controllata – secondo gli inquirenti – dal padre.

Nel vincolo dell’accusa di associazione a delinquere sono raccolti anche altri tre dipendenti pubblici, il responsabile tecnico del Comune di Piteglio Mauro Filoni, il direttore generale della Provincia di Lucca Riccardo Gaddi e il direttore generale del Consorzio del Padule di Fucecchio Franco Fambrini: il primo pronto, per l’accusa, ad attribuire appalti alle aziende “amiche” (in cambio, tra l’altro, della disponibilità di una villa in Versilia messa a disposizione l’estate scorsa da Giordano Rosi), gli altri due ad entrare nelle commissioni che dovevano taroccare gli appalti.

E poi c’era il gruppo delle aziende favorite: la Rosi Leopoldo spa (Giordano Rosi è a Sollicciano), la Vescovi Renzo spa (arrestati Roberto e Michele Vescovi, quest’ultimo ai domiciliari), la Coop muratori sterratori e affini (in manette il presidente Paolo Conti), la Ilio Orsi (Angiolo Orsi Spadoni è a Sollicciano); e poi ancora la Carlo Alberto Diddi (ai domiciliari il fondatore e Christian Giovanni), la Chelucci Costruzioni (nei guai Amos Chelucci e la moglie Patrizia Natalini), la Fratelli Vespignani (Riccardo Vespignani è ai domiciliari). Tutte aziende che complessivamente si sarebbero giovate, sempre per l’accusa, di 44 gare taroccate dal gruppo di dipendenti pubblici infedeli, gare che vanno dai 12 milioni di Porta Nuova al rifacimento dell’asfalto in via Puccini (37mila euro). Trentadue di queste gare riguardano il Comune di Pistoia, 3 quello di Piteglio, 2 a testa il Comune di Pescia e la Provincia, 5 il Consorzio di bonifica del Padule di Fucecchio. Tra imprenditori e dipendenti pubblici, la procura accusa 16 dei 23 arrestati del reato di associazione a delinquere. Per gli altri le accuse sono sempre di corruzione aggravata e turbativa d’asta, ma legate a singoli episodi e per questo rubricati in specifici capi di imputazione.

Così, secondo la procura, Alessandro e Roberto Ponticelli (della ditta Athos Ponticelli) avrebbero pagato Evangelisti e gli avrebbero fatto dei lavori in casa in cambio dell’aggiudicazione della gara per l’ampliamento del nido Il Melograno (luglio 2011). Lo stesso Evangelisti si sarebbe accontentato di somme di denaro per mettere la Mannelli spa (guidata da Riccardo Mannelli) di aggiudicarsi la ristrutturazione della Galleria Nazionale (novembre 2010).

Ancora somme di denaro sono quelle che sarebbero intercorse tra il solito Evangelisti e Francesco Flori, nella veste di pagatore per conto della società A. Flori &C. snc, che si è aggiudcata nel 2010 la ristrutturazione dell’Albergo popolare di via dei Cancellieri.

Ancora Marcello Evangelisti nella veste di funzionario corrotto, secondo l’accusa, da Vincenzo Guarino, titolare della pratese Endiasfalti spa, interessata ad aggiudicarsi (siamo nel dicembre 2010) la gara per la realizzazione di una pista ciclabile tra Porta San Marco e la Fortezza di Santa Barbara. In particolare, in questo caso Evangelisti avrebbe qualificato come “miglioria”, attribuendo un punteggio più alto, le modifiche progettuali presentate dall’azienda pratese.

Un altro episodio che coinvolge le persone arrestate, la gara per la realizzazione di un parcheggio a Cireglio nel febbraio 2011. Qui il dipendente pubblico è Stefano Meoni, responsabile dell’ufficio viabilità del Comune e l’azienda favorita la Chelucci, che si sarebbe vista riconoscere un’indebita variante in corso d’opera per rifarsi del ribasso presentato in sede di offerta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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