Attenzione
Cappellini, si aspetta l’esito dell’autopsia disposta dal giudice
La salma sarà esposta dal pomeriggio alla Croce Verde Domani i funerali del motociclista morto sulla Porrettana
PISTOIA. Stamani alle 10.30 l’autopsia sul corpo di Nicola Cappellini, il motociclista di 50 anni morto in un incidente stradale sulla via Bolognese sabato scorso. Dalle 16 la salma sarà esposta alle cappelle del commiato della Croce Verde, in via Borgioli. Sempre alla Croce Verde i funerali, mercoledì (l’ora è da stabilire). Cappellini sarà sepolto nel cimitero comunale.
La mamma Manola, i fratelli Andrea e Luca - ha acconsentito alla donazione degli organi (cornee e tessuti sono stati espiantati domenica mattina dall’equipe dell’ospedale di Siena).
Sabato pomeriggio molti colleghi dell’AnsaldoBreda si sono precipitati - senza potere vedere il centauro - sulla Porrettana. «Nicola non era associato ad alcun motoclub - spiega Tiziano Fabbri, delegato provinciale della Federazione motociclistica italiana - Non voleva sentirsi impegnato. Amava la moto proprio perché gli dava una sensazione di libertà».
Un altruista, lo ricorda Alessandro Mazzoncini, collega da una vita in AnsaldoBreda. «Da anni era donatore Avis».
Amava giocare a biliardo, tifava Milan, ma soprattutto amava le moto. «Ne ha avute diverse. Prima una Honda, poiuna Mv, e ora la Yamaha».
Lo svago del fine settimana: le curve, il paesaggio della collina, il caffé al Signorino. Un rito che si è interrotto nella maniera più drammatica.
Il ricordo va ad un altro operaio Breda, Riccardo Bonucci, morto per un incidente di moto nel marzo del 2011. «Lui è stato sfortunato - commenta un altro collega, Tiziano Fabbri - In tanti si rompono la clavicola cadendo di moto, a pochi la rottura provoca il perforamento dell’aorta».
Cappellini aveva vinto la sua battaglia per il riconoscimento dell’esposizione all’amianto. «Era in Breda dal 1980 - ricorda Mazzoncini - prima come carpentiere, poi al taglio cavi. Sia io che lui, e molti altri colleghi, abbiamo lavorato alla scoibentazione del tetto della ex Cattedrale Breda dal 1987 al 1991».
Centocinquantamila metri quadrati di eternit rimossi senza protezioni. «Abbiamo deciso di sottoporci agli esami per rilevare l’eventuale presenza di fibre. Ci sono».
La lotta contro l’amianto aveva portato, nel 2003, al licenziamento in tronco di quattro operai Breda, tra cui Mazzoncini e Cappellini. «Un giorno nacque una manifestazione spontanea in un reparto. Da qualche tempo, per come stavano andando le cose nella vicenda amianto, in segno di protesta facevamo mezz’ora di pausa davanti alla macchinetta del caffé. Fummo licenziati in tronco a tempo indeterminato. Nella lettera dell’azienda apparivamo come dei terroristi. Ci vollero l’intervento dei sindacati, e diverse settimane di mediazione, per il reintegro».
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