Il Tirreno

Pistoia

«Serve sicurezza, per noi e anche per i motociclisti»

di Tiziana Gori
«Serve sicurezza, per noi e anche per i motociclisti»

Residenti e operatori commerciali pronti a firmare una nuova petizione Il delegato Fmi: «L’incidente di Cappellini è una fatalità, ma occorrono controlli»

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PISTOIA. Mentre gli amici e i colleghi dell’AnsaldoBreda piangono Nicola Cappellini, che ha trovato la morte all’uscita di una curva sulla ex statale 64, i residenti e chi sulla Porrettana lavora tornano a chiedere sicurezza. Per la loro incolumità, e per quella dei motociclisti che nel fine settimana fanno del Passo della Collina una delle loro mete preferite.

Paolo Pelagalli, presidente della Misericordia della Porrettana, è pronto a bussare alle porte delle case per raccogliere firme. «Vogliamo chiedere la chiusura al transito delle moto nel fine settimana». Anche perché «si sentono strani discorsi in giro, di chiodi e colla sulla strada». Esagerazioni figlie di lunghe chiacchierate al bar o animi esasperati dalle scorribande sulle due ruote, padrone della via Bolognese? La vita in collina deve tornare vivibile, afferma il dottor Pelagalli, per il bene di tutti. Soprattutto nel tratto di Porrettana da Villa Giorgia (ex Burchietti) al Signorino. «Dopo la prima petizione, l’allora prefetto Recchioni era intervenuto chiedendo un’intensificazione dei controlli, che per due anni sono stati frequenti. Adesso la situazione è precipitata. Credo che l’esasperazione possa essere pericolosa. Qui tutti hanno paura del modo in cui la maggior parte dei centauri viaggia sulla Porrettana».

Troppi “smanettoni”, poco rispetto delle regole, dicono. E nessun autovelox, controlli inefficaci. «Perché - spiega Grazia Pieri, titolare del ristorante La Cugna - dopo 10 minuti che la pattuglia è lì sul posto, si sono già avvertiti tra loro e rallentano». Sabato pomeriggio, alle tre, Pelegalli ha telefonato alla polizia. «Qui vanno forte». Mezz’ora dopo, dal ristorante, Grazia Pieri, ha chiamato anche lei il 113. «Mi hanno risposto che non era la prima segnalazione. Quando telefono in genere poco dopo arriva una pattuglia, ma non basta. Servono altri deterrenti. Perché sulla via Bonellina ci sono dieci postazioni autovelox e qui nemmeno una? Come residente sono indignata. Mi trovo le moto sull’auto».

«Ho sempre vissuto qui, e adesso c’è troppa paura - commenta Marcello Venturi, residente della Cugna - La Porrettana non può essere una pista per corridori, non siamo al Mugello».

«Affrontare una curva a 120 chilometri orari - commenta Francesco Pelagalli, che vive a Corbezzi - vuol dire buttar giù come birilli le persone che, nel caso, attraversano la strada in quel momento. Lo sanno tutti - prosegue - che i motociclisti partono da Capostrada e al Signorino cronometrano il tempo impiegato».

Un modo di vivere la moto stigmatizzato dal delegato provinciale della Federazione motociclistica italiana, Tiziano Fabbri. Colpito due volte dal lutto: Cappellini era sì un motociclista, ma anche un collega di lavoro nello stabilimento di via Ciliegiole. Nel suo caso non sembra proprio che possa essere la velocità la causa della tragedia: dietro la curva si è in pratica trovato davanti un muro. Anche se fosse andato a 30 l’epilogo difficilmente sarebbe stato diverso. «L’incidente di Nicola – afferma Fabbri – è stato una conseguenza dell’altro, della fila che si era formata per consentire la rimozione dello scooter e dell’auto che si erano scontrati poco prima». Fabbri ricorda come Cappellini amasse la moto per la sensazione di libertà che gli faceva provare. «Due anni fa si era avvicinato al motoclub (La Fortezza, uno dei più noti in provincia, ndr), ma ha preferito non associarsi. Prendeva la moto, per svago, nel fine settimana. Magari anche solo per arrivare sino al Signorino a bere un caffè». Come Cappellini, sono sempre meno i centauri che si associano ai motoclub. «Per ragioni economiche e perché i motoclub svolgono un’opera costante di sensibilizzazione dei motociclisti. Soprattutto di quelli giovani». “Prediche” che per un malinteso senso di libertà si faticano a metabolizzare. «Non si può – ripete Fabbri – passare da San Pellegrino al Cassero a 150 chilometri orari. Non si può “pelare” il gas, non sono più gli anni ’70. Ci sono troppe auto». Il traffico caos e i rumori di auto e moto che sfrecciano sono letali per le attività. «Abbiamo fatto tanto per riaprire – dice Lida Lamy, direttrice italo-canadese di Villa Giorgia –. Questo è un bellissimo albergo a 4 stelle. Abbiamo un paesaggio stupendo. Ma qualche cliente, nei week end, è andato via prima per il rumore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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